Di chi è l’Aikido?

Di chi è l’Aikido? Di quando in quando, anche il nostro piccolo mondo dell’Aikido è attraversato da questioni di copyright.

Capita. Capita a volte che l’impostazione di una locandina sia copiata. Succede che uno slogan sia preso a prestito. Accade che il contenuto di un articolo o di una pubblicazione sia utilizzato senza la doverosa citazione.

A volte il materiale è esplicitamente protetto da copyright e la buona fede non è sufficiente per utilizzare l’opera altrui senza le opportune autorizzazioni. Ne sa qualcosa questo nostro Blog (che è coperto da un marchio depositato), che in questi anni ha dialogato con alcuni studi legali europei. Una volta perché avevamo usato una foto che era descritta come royalty free mentre in realtà era di proprietà di un reporter spagnolo. Un’altra perché un grande gruppo alberghiero credeva che il nostro marchio fosse in diretta concorrenza col suo business

Pubblicare e confrontarsi col pubblico significa anche questo. Significa imparare a navigare in un mare fatto di regole che cercano di salvaguardare la fatica e i diritti di chi si impegna a offrire un contenuto originale e di chi, con questo contenuto, prova a campare.

Ora, che si campi con l’Aikido è tutto da dimostrare; probabilmente se si è bravi si campa “anche” grazie all’Aikido.

E’ invece fuor di dubbio che ci sono diverse istituzioni che esistono perché esiste l’Aikido. Le organizzazioni nazionali che lo patrocinano hanno senso di esistere perché esiste la disciplina, i suoi valori, le persone che la insegnano e che la praticano.

Si può dire anche il contrario. L’Aikido esiste perché c’è qualcuno che, a quasi sessant’anni dalla morte di chi lo ha inventato, ha ininterrottamente strutturato la sua diffusione.

Tutto questo ha portato nel tempo ad una quantità considerevole di contributi editoriali e di contenuti multimediali, che negli ultimi anni si sono moltiplicati grazie all’enorme diffusione delle tecnologie.

Nel giro di pochi decenni si è accumulato quindi un gran quantitativo di competenze tecniche e didattiche, che prendono la forma di corsi, seminar, scuole ed eventi. Intorno a tutto ciò, che possiamo definire “pratica”, c’è una galassia di opere editoriali e multimediali, la maggior parte delle quali autoprodotte e pubblicate. Un mix esplosivo di asset intangibili e di ciò che è classificabile come “opera dell’ingegno” secondo le leggi sul diritto d’autore.

Di chi è l’Aikido, dunque? E’ facile rispondere che nella prospettiva di Morihei Ueshiba l’Aikido fosse un lascito per fare dell’umanità “una sola famiglia”. E’ facile e vero. Dopodiché l’essere umano è una meravigliosa macchina semplicemente…complessa.

C’è un copyright morbido, che è incapsulato nell’enorme opera di diffusione svolta da Aikikai che è retta per successione dalla famiglia Ueshiba. Una guida sicuramente illuminata di Kisshomaru prima, di Moriteru ora e, siamo certi, di Mitsuteru fra qualche anno. Ma pur sempre un’esclusiva de facto, accettata peraltro da tutta la comunità mondiale… Tranne magari da chi si è sentito esautorato da questa prospettiva nonostante fosse stato indicato come il “custode della tradizione” e che ha risposto impostando un copyright parallelo, altrettanto morbido e altrettanto gestito in linea di successione. Così, fin da (quasi) subito, quell’Aikido che doveva formare una sola famiglia è diventato, in nome del copyright, un meraviglioso esempio di frammentazione che in quel microscopico paesino che è Iwama porta due dojo quasi confinanti e persone che sono cresciute insieme a ignorarsi.

C’è un copyright meno elastico, che è quello legato alle opere editoriali e che fa sì che nessuno si senta autorizzato a fotocopiare e vendere “L’Arte della Pace” o “L’Aikido e la sfera dinamica”. Una salvaguardia di un diritto che consente non tanto guadagni che non sono comunque faraonici per autori ed editori, ma di preservare integro il contenuto di un’opera per la sua corretta fruizione.

C’è infine un copyright magmatico, che è dato dall’intersezione tra abitudini e norme e riguarda l’organizzazione dell’attività didattica e di pratica. Quel fenomeno tale per cui un praticante si identifica col suo Dojo e il Dojo si identifica, chi più chi meno, col cappello dell’organizzazione nazionale cui fa riferimento.

Un senso di appartenenza alla propria scuola che a volte -e nei nostri ambienti ancora troppo spesso– ripropone quel tipo di fedeltà che legava cinquecento anni fa un samurai al suo signore, e che trasla alla struttura che fa da cornice giuridica a quella scuola.

E’ un copyright mai esplicito, se non per il fatto che esistono per fortuna i regolamenti che disciplinano la pratica sportiva dei vari settori Aikido esistenti, tanto in FIJLKAM quanto nei vari Enti di Promozione Sportiva.

Tanti piccoli mondi, ognuno con la fatica di sopravvivere a se stesso, alla burocrazia, alla coesistenza nello stesso settore di professionisti, di appassionati, di semplici praticanti e a volte di esperti del salto della quaglia.

Mondi che di fronte a un’ipotetica prospettiva di convergenza che non sia la pur faticosa realizzazione del Seminar Siamotuttiaikiamici, si trovano affascinati dal richiamo della sorgente di ciò che pratichiamo. Contemporaneamente impastoiati dai regolamenti che hanno preso il sopravvento per colmare con la norma ciò che non si è stati capaci a usare nella pratica per definire se stessi. E immancabilmente tentati da usare la leva del “noi facciamo così perché si fa così” per scegliere, di fronte al futuro, la certezza del presente e la sicurezza di diritti acquisiti e rivendicabili.

Di fronte a questa tendenza esistente ma dai contorni sempre sfuggenti, di chi è l’Aikido? Di tutti ma con diritti, reali o presunti tali, che ne ostacolano l’accesso ad una platea molto più ampia di quanto non sia quella attuale.

Ed è qui il paradosso: chiunque abbia deciso di avere una responsabilità nell’insegnamento e nella diffusione di una disciplina, lo fa non per denaro ma perché è convinto che là fuori ci sia un pubblico che possa essere interessato. Quindi tutti, sotto qualsiasi cappello, veniamo da un’unica sorgente e abbiamo un’unica missione.

E’ davvero una locandina, un marchio, un libro, un video, un grado, una qualifica che difendiamo con il meccanismo diretto o indiretto del copyright o non è piuttosto un grosso amor proprio mal indirizzato che, per inciso, è ciò che ogni disiciplina e tradizione spirituale ha sempre cercato di aiutare a limare?

Disclaimer: Foto di Victoria da Pixabay

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1 Comment

  1. La burocrazia riesce ad impastoiare anche le realtà più belle….
    Ciò che è buono comunque sa trovare la strada per proseguire ed espandersi.

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