Il radicamento del falco


Vi è mai capitato di imbattervi in un gheppio?

Lo potete riconoscere dal fatto che questo rapace, un piccolo falco, è capace di rimanere perfettamente immobile in aria, non importa quanto sia forte il vento.

E’ una tecnica che il gheppio ha sviluppato per individuare le sue prede e che lo fa apparire quasi libero dalla legge di gravità.

Qualche sera fa ne abbiamo visto uno, al tramonto (quel puntino nella foto).

Così abbiamo pensato: ma siamo poi sicuri che quando si parla di radicamento, si faccia riferimento soltanto a quando abbiamo i piedi saldamente ancorati a terra?

Se guardiamo tanto alla didattica quanto alla pratica delle cadute (ukemi), notiamo che ci concentriamo spesso su alcuni principi.

Ci focalizziamo sulla ricezione dell’energia in ingresso, sulla percezione della modifica dell’equilibrio. Diamo molta importanza alla capacità dell’accettazione della deformazione del proprio asse, alla trasformazione di una struttura geometrica verticale in una forma più arrotondata e capace di disperdere l’energia in ingresso con un movimento naturale, morbido, non traumatico e funzionale al recupero dell’equilibrio.

Ma se il radicamento è un principio, allora la sua universalità -che va ben oltre qualsiasi disciplina marziale- in qualche modo deve permeare anche l’ukemi. E non solo nella sue fasi estreme, quando il radicamento iniziale viene modificato per poi essere recuperato alla fine.

Si può essere radicati in volo?

Sì. Si deve.

Una buona pratica delle ukemi infatti deve condurre ad alcune competenze, che non sono solo funzionali al gesto tecnico in sé e nemmeno alla pur fondamentale incolumità di chi le effettua.

Per questo, la  progressiva attenzione nel saper dare alla propria caduta la traiettoria desiderata è di massima importanza.

Non si tratta solo di imparare a cadere senza andare a impattare contro altre persone o contro il muro del Dojo (anche se sarebbe ora, soprattutto in certi stage che un galateo delle ukemi fosse richiesto: si proietta uke verso l’esterno del tatami, su traiettorie libere e si cade e si fa cadere se e solo se ci sono le condizioni).

Si tratta di…dominare la libertà, come fa il gheppio. Sapere indirizzare, nel massimo momento di flessibilità e quindi di vulnerabilità, una concatenazione di eventi che ci portano a perdere l’equilibrio per poi ritrovarlo.

Esistono metodologie di allenamento dell’ukemi e della proiezione (tobi-ukemi) che consentono una buona progressione, totalmente rispettosa della condizione fisica di chiunque.

Nonostante questo, soprattutto per chi si approccia in età adulta, la rinuncia consapevole del contatto col terreno è sempre un momento di (sana) crisi.

Ed è questo il motivo per cui la proiezione, accompagnata e mai imposta, è il momento davvero rivoluzionario dell’intera pratica.

La sospensione antigravitazionale del tempo, quell’esperienza che ci provoca il tilt del sistema che regola il nostro equilibrio, consente di fare esperienza di un radicamento che non dipende dal contatto fisico col terreno.

In qualche modo possiamo dire che quella sensazione di serenità, di dilatazione del tempo e dello spazio, di totale fiducia, insieme alla constatazione, una volta caduti, che l’esperienza appena vissuta non è stata traumatica o negativa, ecco, quella sensazione è il radicamento nell’aria.

La fiducia, del resto, non è un atto cieco della nostra volontà ma è una decisione che coinvolge ogni fibra del nostro essere verso una direzione che si ritiene credibile, positiva, costruttiva per noi.

Quella stessa fiducia che governa e sottende la pratica e ogni momento vero in qualsiasi relazione.

Non banalizziamo dunque lo studio e la pratica delle ukemi con i due opposti che si vedono sui tatami: non cadere mai o proiettare chiunque come se non ci fosse un domani. Perderemmo un aspetto essenziale della pratica che un comune gheppio ci ha aiutato a riscoprire.

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1 Comment

  1. Mi soffermo sulla parola “fiducia”. In chi e in che cosa la riponiamo? Se la nostra fiducia è ben riposta otterremo pace, serenità, gioia nel cuore e forza per continuare con entusiasmo il nostro percorso, cadute comprese, e non solo quelle sul tatami….

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