Shihonage, spirali logaritmiche e GPS sono concetti apparentemente distanti.
Eppure hanno tutti delle radici e degli aspetti in comune. Ma procediamo con ordine.
Shihonage (四方投げ) è una simpaticissima tecnica di proiezione, trasversale a diversi sistemi marziali. Comunemente studiata nel Ju Jutsu e nell’Aikido, viene talvolta mostrata nella formazione tecnica di Judo, anche se per effetto dei regolamenti la legittimazione della sua applicazione in un contesto di gara è dibattuta.
La sua esplosività la rende particolarmente idonea ad un rapido apprendimento di schemi motori funzionali agli elementi di base dei sistemi di difesa personale e di contenimento delle aggressioni.
Ma perché ha così tanta importanza e quali sono i suoi principi sottostanti?
Il nome, shihonage, significa letteralmente proiezione in quattro direzioni e la sua forma di base deriva essenzialmente da tecniche di spada. Un’impronta didatticamente chiara: il partner che attacca rappresenta un asse, rispetto al quale chi esegue la tecnica opera due tagli. Nella forma omote, incrociando l’asse dell’attacante. Nella forma ura, avvolgendosi all’esterno della sua linea di attacco.
In questo modo uke può essere proiettato (da cui il termine: shihonage) nelle quattro direzioni dei punti cardinali. In altri termini, padroneggiare questa tecnica consente strategicamente di rendere inoffensiva un’aggressione, frapponendo il corpo dell’aggressore come barriera tra sé e altri attaccanti, là dove serve. Ecco qui un buon esempio didattico fornito da Durward Burrell e Marcin Hernik:
Eseguito nella sua forma ura, shihonage offre un modello intuitivo sull’applicazione del movimento a spirale tipico delle Arti Marziali. La presenza delle spirali nelle discipline marziali è argomento molto dibattuto. Recentemente è stato investigato anche con un approccio metodologico scientifico. Il gruppo di ricerca coordinato da Dana Vîlcu, ricercatrice presso l’Accademia Tecnica Militare Ferdinand I di Bucarest, ha mappato digitalmente i movimenti del corpo durante l’esecuzione di shihonage e i risultati sono stati molto interessanti.
Si è avuto non solo un modello tridimensionale di un movimento spiraliforme ma la conferma che l’esecuzione corretta della tecnica genera una spirale logaritmica nello spazio. In altri termini, una spirale sferica, nota anche come lossodromica.
Tutto questo potrebbe anche non interessare al praticante. Però noi siamo convinti che il tempo e le risorse investite nella pratica debbano puntare allo sviluppo integrale della persona e che la maggior comprensione di ciò che facciamo consenta, come scambio continuo tra dentro e fuori il Dojo, una crescita trasformativa.
Fino all’avvento dei sistemi satellitari di navigazione, navi e aerei avevano come miglior opzione di rotta tra due punti il mantenimento costante dell’angolo della traiettoria rispetto ai meridiani.
Su una cartina geografica bidimensionale, è una retta che ha un angolo costante di incidenza con i meridiani.
Su un mappamondo, questa traiettoria diventa un arco di una…spirale logaritmica. Infatti, il matematico Pierre Varignon fu il primo a notare che in una essa ogni semiretta passante per il polo forma con la retta tangente alla spirale logaritmica in un punto lo stesso angolo.
Solo con l’avvento del GPS, la navigazione aerea e marittima ha potuto rendere ancora più efficiente la rotta preferendo le curve ortodromiche che richiedono piccoli e frequenti aggiustamenti di rotta e la precisione data solo dalle tecnologie satellitari.
Shihonage dunque è sì una tecnica marziale, incredibilmente efficace, ma è soprattutto uno strumento di navigazione.
L’Aikido si prefigge lo studio maniacale della tecnica come strumento per l’analisi del conflitto e, quindi, della relazione. La cosiddetta “importanza dell’angolo”, può essere confinata e ridotta come puro aspetto tecnico ma, a un livello più profondo, porta con sé implicazioni molto più ampie. Più ampie del fatto che la torsione in estroversione dell’avambraccio puntando alla zona in mezzo alle scapole, va a inibire il movimento di una persona, per effetto del blocco del cingolo scapolo omerale (e del relativo sbilanciamento).
L’esecuzione di shihonage rappresenta spesso un problema, per i docenti, perché l’allievo medio la esegue accelerando, a scatti. E la conclude aprendo la spirale. Tutto questo non significa solo esporre uke a inutili traumi ma a non svuiluppare l’attitudine marziale principale: saper mantenere un contatto prolungato nel conflitto senza perdere la bussola.
Se questo era valido negli insegnamenti del Budo, cioè in culture in cui le tecniche erano apprese sostanzialmente per portare la pelle a casa, evidentemente dovrebbe esserlo anche dalle nostre parti. Per quanto con condizioni sociali al contorno molto traballanti, non abbiamo bisogno di shihonage per garantirci di tornare a casa ogni sera.
Abbiamo però bisogno di ritrovare la Stella Polare del nostro agire. Di trasformare gli allenamenti da ripetizioni ad abitudini e da abitudini ad attitudini. Per fare ciò la comprensione geometrica della forma, ovvero il kata, è un grandissimo strumento e, come tutti gli strumenti, non dovrebbe essere invertito con il risultato finale desiderato.
