Ultima frontiera

Spazio, ultima frontiera.
Questi sono i viaggi della nave stellare Enterprise. La sua missione quinquennale è di esplorare strani, nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita e di nuove civiltà, per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima.

Chi di noi, guardando un cielo stellato, non ha mai spinto la sua immaginazione oltre le proprie capacità?

Siamo fatti così: a malapena conosciamo i nostri vicini e il nome delle vie del nostro quartiere ma al tempo stesso percepiamo chiaro il senso del limite e la nostra naturale curiosità ci spinge ad andare oltre. A chiederci che cosa c’è dall’altra parte del confine.

La pratica di una disciplina marziale come l’Aikido offre a tutti la possibilità di diventare protagonisti di un’esplorazione “spaziale” ben superiore a quelle raccontate dai film di fantascienza.

Apparentemente il bagaglio tecnico da maneggiare è consistente. Senza voler sminuire una grammatica marziale che è complessa come quella della lingua giapponese, l’Aikido si regge su nove pilastri tecnici (ikkyo, nikyo, sankyo, yonkyo, gokyo, rokkyo, shihonage, kotegaeshi, kokyunage). Non diecimila. Nove.

Siamo consapevoli che aggiungendo lo studio delle armi e cercando di creare tutte le possibili situazioni, il numero di combinazioni tecniche sale a qualche migliaio e abbiamo visto pochissime persone cavalcarle in modo spontaneo e fluido. Però il concetto non cambia: arriva un momento in cui il solo linguaggio tecnico mostra i suoi confini.

In fondo “desiderare” voleva dire anticamente proprio questo: quando non si potevano vedere le stelle non si riusciva né a predire il futuro né a orientarsi e quindi questa mancanza veniva detta appunto de-siderio.

Come allievi ci aspettiamo sempre che i nostri insegnanti rendano gli allenamenti interessanti e in qualche modo “nuovi”. La noia e la ripetitività sono nemiche di qualsiasi attività, anche dell’Aikido.

Come insegnanti comprendiamo che entro pochi mesi un praticante prende in fondo contatto con tutte le stelle del firmamento dell’Aikido. E, un po’ perché non riesce a governarle, un po’ perché sono di fatto poche e un po’ perché intellettivamente sono piuttosto facili da essere comprese (ma non agite), il praticante inizia a desiderare altro.

Qui è dove l’Aikido supera Star Trek. In fondo Star Trek è un racconto ma chiunque sano di mente non si aspetta di teletrasportarsi dal cinema a casa dopo la visione.
L’Aikido non è solo una nuova narrazione di se stessi nella relazione. E’ davvero la ricerca, la scoperta e l’esplorazione di strani, nuovi mondi.

Quella che di fatto è l’ultima frontiera, cioè una qualche forma di ipotetica competenza tecnica, di apre alla conoscenza dei meccanismi di funzionamento nostri e altrui. Schemi comportamentali che sembrano fissi ma che nascondono vertici e abissi. Quando abbiamo il coraggio di esplorarli avvengono di fatto cambiamenti che un praticante di una disciplina nota alla distanza.

Piccole cose, molto comuni. Molto potenti. La paura lascia gradualmente spazio alla resilienza. Il giudizio all’ascolto. La fissità a un rigore etico e la rigidità alla comprensione. Lo scoraggiamento alla voglia di rialzarsi. In generale ci si stupisce di come cambi la capacità di stare dentro lo stesso vortice caotico di prima.

Apparentemente non è cambiato nulla. Ma è cambiato e sta cambiando tutto.

Questo non ci esime da uno studio serio, continuativo. Che è uno studio anche tecnico. L’Aikido in particolare e il mondo marziale in generale vive costantemente la tentazione di rifugiarsi in una dimensione immateriale per togliersi dall’imbarazzo di ammettere che la dimensione tecnica, fisica e materiale richiedono fatica e svelano i nostri limiti evidenti. E dietro questo imbarazzo c’è anche la più grande delle tentazioni: la fuga dalla conoscenza di se stessi.

E’ più facile spacciarsi per santoni che per esploratori.

Ma la domanda rimane, anche al termine della tecnica eseguita nel migliore dei modi, così come il vivo desiderio.

Dov’è che nessun uomo è mai giunto prima? Qual è la nostra vera ultima frontiera?

Disclaimer: Foto di cottonbro studio da Pexels

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