Aikido e Theory of Constraints

Complessità e cambiamento sembrano -sono- la norma non solo nelle organizzazioni, nelle aziende, nelle relazioni. Trovare un equilibrio tra efficienza, adattabilità e benessere umano è una sfida continua.
Non è una percezione. È esperienza comune.
Non affrontare la complessità, così come subire il cambiamento porta inevitabilmente a situazioni spiacevoli. Spreco di risorse, burnout, insoddisfazione.
Due discipline apparentemente lontane -l’Aikido e la Theory of Constraints– offrono invece un terreno sorprendentemente comune: quello della gestione intelligente dell’energia, dei conflitti e dei vincoli.

L’Aikido, si basa su un principio fondamentale: non opporsi alla forza dell’avversario ma armonizzarsi con essa per trasformarla. In pratica si sposta il focus dallo scontro diretto all’energia che la coppia investe nello scambio e si cerca (in realtà si “co-crea”) una soluzione fluida e sostenibile.

Questa filosofia ha implicazioni profonde anche fuori dal tatami: nelle relazioni, nei team e nelle organizzazioni.

La Theory of Constraints (TOC), o Teoria dei VIncoli, introdotta da Eliyahu M. Goldratt, parte da un presupposto semplice ma potente: ogni sistema ha almeno un vincolo che ne limita le prestazioni.

Questa metodologia di analisi dei processi organizzativi, produttivi e relazionali si basa su cinque semplici fasi. Si identifica il vincolo per poi comprendere come sfruttarlo al massimo e adattare il resto al limite generato dal vincolo. A questo punto è possibile “elevare” il vincolo, in qualche modo potenziarlo e quindi far ripartire il processo circolare di analisi.

Giusto per fare un esempio: se una macchina per gelati produce 10 kg di gelato all’ora, è inutile che l’organizzazione a monte e a valle della produzione imposti strategie per vendere una tonnellata di gelati al minuto. Ci sono gelaterie che hanno fallito rincorrendo proposte di mille gusti e altre che sono diventate iconiche vendendo solo un gusto. Tutto dipende da come si guarda davvero alla propria realtà

Chi ha un po’ di esperienza lavorativa e di organizzazioni conosce molto bene quell’odore, quella tensione sottile che si respira quando si lavora, sì, ma si ha la sensazione che ogni situazione si trasformi in un problema. Qualcosa che sembra richiedere più energia del necessario. Qualcosa che anche se trova una soluzione, genera nuove complicazioni.

Molti manager e responsabili in queste condizioni fanno ciò che sembra più logico: spingere di più. Più controllo, più riunioni, più pressione.

Funziona ma fino a un certo punto. Nel breve periodo si torna a una condizione peggiore di prima.
Si impara così -e la TOC lo dimostra- che non si tratta di ottimizzare tutto, ma di concentrarsi su ciò che davvero conta.

A prima vista, Aikido e TOC appartengono a mondi diversi. Ma osservando più a fondo emergono parallelismi sorprendenti.
Nell’Aikido non si combatte l’avversario frontalmente. Nella TOC non si combattono tutti i problemi contemporaneamente. E quando si fa un randori…Morihei Ueshiba suggeriva di vedere gli attaccanti come se fosse uno solo.
In entrambi i casi, la chiave è capire dove intervenire con il minimo sforzo e il massimo impatto.
Un attacco in Aikido rappresenta un’energia direzionale.
Un vincolo in un’organizzazione è esattamente questo: un punto in cui l’energia si concentra e determina il risultato complessivo. Ignorarlo porta a caos.
Gestirlo porta a fluidità.

Molte realtà organizzative e aziendali reagiscono ai problemi aumentando pressione, controllo e rigidità.
Questo equivale a opporsi a un attacco con forza: inefficace e dispendioso. Ed è esattamente quello di cui si fa esperienza sul tatami.

Integrare i due approcci offerti da TOC e Aikido sviluppa caratteristiche distintive che si riflettono anche nelle attività lavorative e nelle relazioni:

  • Presenza: capacità di leggere il contesto senza reazioni impulsive
  • Focalizzazione: attenzione al vero vincolo, evitando dispersioni, giri di parole e ruolizzazioni
  • Adattabilità: risposta fluida ai cambiamenti
  • Uso intelligente dell’energia: là dove serve

In questo senso l’Aikido può sviluppare competenze di leadership particolarmente rilevanti in contesti complessi e incerti, dove le soluzioni lineari non funzionano più. I conflitti possono essere occasione di trasformazione da scontro a collaborazione. I processi, spesso impastati con le relazioni, riescono a separare e migliorare le dinamiche di gruppo dall’identificazione dei colli di bottiglia. Si passa così dall’assurdo tentativo di voler migliorare tutto alla capacità di identificare le aree di cambiamento in cui poter investire.

L’Aikido insegna come muoversi con armonia nel conflitto.
La Theory of Constraints insegna dove agire per cambiare davvero un sistema.

Insieme, offrono una visione potente: non serve fare di più, ma fare ciò che conta e nel modo più funzionale.

Disclaimer: Foto di lamfy ts da Pexels

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