EAC Summer Intensive 2026 – crescita e prospettive nell’Aikido

Era il 2019 e in un nostro articolo descrivevamo la nostra prima esperienza di una giornata interamente vissuta alternando allenamenti intensivi, lavoro e relazioni.

Quell’esperienza ci aveva profondamente cambiato. Avevamo visto con chiarezza come e quanto ancora attingere alle nostre energie. Quanto tempo poteva essere ancora ottimizzato nella giornata, puntando a migliorare l’intensità e la qualità in tutto. Nel nostro lavoro, nell’insegnamento, nella pratica.

Da lì è nato lo sviluppo che ha portato Novum Experience in pochi anni ad essere il motore di molte iniziative nell’Aikido, nella Difesa Personale, nella formazione e nella progettazione sociale. Sono aumentati i corsi e con essi le responsabilità. Non da ultime, completamente impreviste, quelle istituzionali.

Per questo, anche quest’estate, abbiamo partecipato al Summer Intensive organizzato dall’Evolutionary Aikido Community a Montreux, in Svizzera.

Sulla carta, cinque ore (spesso più di sei) al giorno, in tre sessioni: mattino presto, primo pomeriggio, sera, raccordate da sedute di meditazione e tanto, tanto confronto con insegnanti e praticanti provenienti dagli Stati Uniti, da Germania, Olanda, Francia e, ovviamente, Svizzera.

Il potenziamento delle competenze didattiche va di pari passo con il raffinamento del senso del limite. Del resto è esattamente il motivo per cui, dopo due mesi di caldo anomalo che si è fatto sentire anche sul Lago di Ginevra, abbiamo scelto di svegliarci per una settimana alle 5.30, di praticare le tecniche di spada e bastone all’aperto alle 7 e di spremere le ultime gocce di energia residue dopo l’ennesimo anno di pratica (e di lavoro).

Occasioni preziose per comprendere le profondità delle esperienze di insegnanti altamente competenti, attenti a cesellare ogni singolo aspetto. E’ il caso di Patrick Cassidy, la cui solidità tecnica e didattica si staglia nettamente sia nella proposizione degli esercizi di base sia nell’esplorazione tecnico esperienziale più spinta.

La convivialità e il condividere per una settimana tutto, ma proprio tutto col proprio Maestro sono altrettanto importanti. A volte ci sfugge quanto sia importante frequentare e “vivere” il proprio insegnante nella quotidianità di un pasto preparato insieme, di una conversazione su un divano, nella condivisione delle prospettive.

Lo specchio, potente, fornito dagli altri insegnanti e praticanti che incarnano la particolarità della propria cultura e la declinano con il linguaggio dell’Aikido, restituisce un’immagine di uomini e donne desiderosi di unità. Di pace.

Di quel mondo che, nella base, vuole fare la differenza e che costruisce l’ossatura di una società -nazionale, europea, mondiale- che è ancora capace di identificarsi, pur con tutte le difficoltà, in quell’unica famiglia umana che è sogno e meta della pratica che condividiamo.
Un’esperienza di familiarità senza la quale tutto ciò che è marziale è puramente e sterilmente solo tecnico.

Il Summer Intensive è stato per noi, anche quest’anno, esperienza di insegnamento. Più procediamo su questa tripla strada -praticanti, insegnanti, dirigenti- più vediamo che dobbiamo a noi stessi e a quanti si affidano a noi la responsabilità della chiarezza, della comunicazione, dell’utilizzo della tecnica come strumento per impostare un percorso esperienziale dei principi e delle finalità dell’Aikido.

Mettersi alla prova all’estero, di fronte a un pubblico così variegato e in una lingua straniera è complesso ma fa parte di un necessario lavoro di lucidatura che lascia da parte i fronzoli.

Nello specifico, ai vari docenti intervenuti è stato richiesto di raccordare la didattica rispetto a un tema: “Chi devo essere per far fronte in maniera piena al momento presente?” e, nel seminario conclusivo, rispetto al docente che precedeva.

Un esercizio quanto mai necessario per sviluppare alcune competenze che un docente moderno deve avere: la profondità, la non banalità, la semplicità, l’adattamento, l’ascolto della platea, la costruzione di un percorso, la fedeltà al mandato, il coraggio dell’esplorazione, la chiarezza tecnica, la poliedricità metodologica, l’ampiezza dei riferimenti culturali.

La stanchezza -fisica, mentale, emotiva- è sempre molta ma è ancor di più la quantità di spazio e di energia che si riesce a scorgere proprio grazie ad essa ed è quello il serbatoio a cui attingere per l’anno che verrà.

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1 Comment

  1. Auguri per raggiungere sempre nuovi e più profondi obiettivi nella vostra pratica e nell’insegnamento

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