Cattivi propositi

Quando un anno finisce, si sa, è tempo di bilanci. E di buoni propositi per l’anno che inizia.

Un’abitudine sana, un desiderio misto di cambiamento, novità, miglioramento.

Se solo avessimo avuto la forza di trasformare in realtà il 10% dei buoni propositi, probabilmente vivremmo in un mondo troppo perfetto per essere vero. E forse avremmo smesso già da un po’ di desiderare qualcosa di meglio per il tempo che verrà. E di provarci.

Forse non si tratta di smettere di sognare, né di diventare apatici, fatalisti e disincantati.

Accettare e abbracciare il limite è ciò che rende il proposito raggiungibile ed evita che la speranza degradi in velleità.

Per chi vive un percorso di disciplina -marziale, in questo caso- questo è un primo, fondamentale passo per garantirsi un anno nuovo vissuto proficuamente.

Ma c’è un’altra attitudine, non meno importante. Se è vero che i buoni propositi spesso vengono disattesi, è altrettanto sicuro che molte azioni sono direttamente o indirettamente conseguenza di cattivi propositi. Che dietro il trovarsi a tirare quasi sempre le stesse somme a fine dell’anno, ci sono un bel po’ di disfunzionalità.

Allora ecco alcuni cattivi propositi per il 2026, per quanto riguarda la pratica.

Smettere di chiedersi il perché delle cose
Per quanto ogni disciplina richieda atti di fiducia per poter essere trasmessa, vissuta e compresa, avere un approccio curioso è fondamentale. Viviamo in mezzo ad assiomi e chiedersi il perché delle cose, quantomeno in una disciplina che fa della ricerca e dello studio del conflitto il suo centro, è essenziale. Smettere significa ridurla all’ennesimo automatismo delle nostre giornate.

Mettere sul piedistallo
Che sia l’insegnante, se stessi o un compagno “migliore di me”. È una forma sottile di mancanza di rispetto per sé e per gli altri. Riconoscere ruoli e competenze è uno stimolo. Mettere -o chiedere di mettere- qualcuno su un piedistallo significa privarsi del diritto di riconoscersi prima di tutto come persone con uguali diritti e dignità. Si crea una barriera invisibile che rallenta o soffoca la crescita, possibile solo in uno scambio sincero.

Confondere l’ipocondria per responsabilità
Nessuno va al Dojo per devastarsi. La paura è una risorsa, se ben incanalata. Ma oscillare tra sentirsi in fin di vita per un fastidio al gomito e allenarsi con 39 di febbre, contagiando tutti, è muoversi tra due estremi ugualmente dannosi.

Credere che il proprio modo di vivere la pratica non abbia impatti
Su se stessi, sui compagni, sugli insegnanti, sul gruppo. I grandi maestri, compreso Morihei Ueshiba, hanno identificato nell’egoismo il vero nemico. La pratica è anche questo: limare l’ego nella quotidianità. Il modo di vivere -e di insegnare- la pratica ha un enorme impatto su quanto valore essa restituisce.

E tu, quali cattivi propositi rischi di fare per il nuovo anno?

Disclaimer: Foto di Ann H da Pexels

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1 Comment

  1. Confiteor :non ho scritto la letterina con la lista dei buoni propositi né quella dei cattivi propositi. Vivrò la mia vita giorno per giorno accettando gli inevitabili limiti dell’età e tentando di non abbassare l’asticella dei miei desideri e possibilità. Buon nuovo anno a tutti

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