Tre buone ragioni per comprendere il terzo prinicipio

Nel 1974 Morihiro Saito Sensei pubblicò il terzo volume della collana Aikido Sword Stick and Body Arts. Nella prefazione al libro, Saito Sensei dichiara di aver scritto “le parole lasciate dal fondatore Morihei Ueshiba, che rappresentano il cuore delle tecniche”.

Conosciute come kuden, queste brevi frasi possono aiutare i praticanti di Aikido a comprendere meglio la finalità e l’essenza delle tecniche e il modo in cui dovrebbero essere eseguite. Inoltre, i kuden servono a ricordare lo spirito che ha dato origine al sistema didattico in cui ogni Aikidoka si allena ancora oggi.

Tuttavia, come praticanti occidentali, siamo abituati ad un approccio molto concettuale allo studio dell’arte. Vogliamo capire tutto, suddividendo ogni movimento in piccoli segmenti, in modo che possiamo affermare di avere il controllo di ogni singolo passo della tecnica che stiamo per eseguire.

Il terzo principio dell’Aikido, noto come sankyo, si riferisce alla capacità di controllare l’avambraccio del partner afferrando il taglio della sua mano in modo che il polso inizi a ruotare, con una forte torsione, causando compressioni ai tendini delle braccia  e un improvviso dolore al polso, al gomito e alla spalla.

Le dinamiche meccaniche del sankyo sono state accuratamente approfondite e ogni scuola e stile ha una sua didattica per renderlo comprensibile. Alcuni ricercatori (Olsonfrank, Seitzfrank e Guldbrandsen) hanno realizzato nel 1994 un documento di ricerca intitolato “An anatomical analysis of Aikido’s third teaching: an investigation of Sankyo” (Un’analisi anatomica del terzo insegnamento dell’Aikido: un’indagine su Sankyo) in cui la tecnica è accuratamente descritta nei suoi effetti sul corpo umano.

Dato che ogni Aikidoka prima o poi sperimenta il sankyo e il suo impatto sul corpo e sull’intero sistema, preferiamo concentrarci sugli aspetti che sono alla base del kuden.

Quando descrive shomen uchi dai sankyo omote waza, Saito Sensei riporta il seguente kuden:

“Posizionati fianco a fianco con il tuo partner”

Vediamo tre motivi per cui è importante capire correttamente il sankyo:

  1. Quando si esegue questa tecnica nella sua forma base, è fondamentale attaccare la mano del partner al proprio petto. Facendo questo e poi posizionandosi fianco a fianco con il partner, la torsione provocata all’avambraccio del partner è molto esplosiva e l’efficienza della tecnica raggiunge il suo apice. Quindi possiamo dire che tori (aite, nage, chiamiamolo come vogliamo), per poter eseguire una buona tecnica, deve prevedere di lasciare che la mano del partner sia attaccata alla parte più delicata del corpo, permettendo in un certo modo al partner di entrare nella sua stanza più segreta e debole. Possiamo anche affermare che, come accade per la maggior parte delle tecniche di Aikido, tori può applicare una tecnica solo se accetta di cambiare la sua posizione e di prendere il punto di vista del partner.
  2. Come se fossero continuamente allo specchio, le due persone che rendono possibile la tecnica formando una coppia che si relaziona attraverso un attacco sferrato e una tecnica eseguita, cambiano la loro polarità. Quando si riceve il sankyo, l’unico modo per preservare e salvare il polso è quello di camminare indietro nella stessa direzione di rotazione in cui ruota il centro di tori. Possiamo quindi dire che il kuden sia valido anche per uke, il quale sarà in grado di resistere alla pressione e al dolore solo se accetterà di stare fianco a fianco con il suo partner, cambiando continuamente il suo punto di vista.
  3. Con il partner e non contro. Una breve parola che cambia drammaticamente la prospettiva di una disciplina marziale. Da un certo punto di vista, eseguire una tecnica “contro” qualcuno – specialmente le sue articolazioni – è in qualche modo risolutivo. Ma, se il kuden afferma con e non contro, questo è sicuramente per una chiara ragione.

Comprendere quale sia tale ragione è lo scopo della pratica.

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