Tornare a quale normalità?

Prendiamo una pompa di biciletta e iniziamo a gonfiare uno pneumatico. Dopo un po’, faticheremo a comprimere lo stantuffo. In più, inizieremo a percepire calore arrivare dalla pompa.

Dalla Natura impariamo sempre tante cose. In questo caso dalla legge dei gas. Pressione e temperatura sono tra loro legate, linearmente. Aumenta la prima e aumenta la seconda. Pressione e volume sono tra loro connesse in modo inversamente proporzionale. Aumenta la pressione, il gas diventa più denso…

La cronaca delle scorse settimane verosimilmente sarà simile alla cronaca dei prossimi tempi. Una lunga litania di ansie collettive trasformate ora in allarmismi, ora in cronache di razzismo, ora in risse politiche, ora in fatti di cronaca in cui per chiamare un delinquente col suo nome, bisogna fare mille premesse in ossequio al politically correct.

Abbiamo tutti desiderio di tornare alla normalità.

Però…

Però la Natura in cui viviamo, che è fatta per cercare sempre un equilibrio dinamico, ci dice che…

  • Se aumenta lo spazio (il volume) delle libertà individuali, o la pressione (delle responsabilità) o la temperatura (delle relazioni) devono variare.
  • Se aumenta la pressione delle responsabilità, lo spazio delle libertà individuali si comprime e si è costretti ad avere interazioni in cui è possibile scottarsi.
  • …E se le relazioni diventano incandescenti, la pressione va alle stelle (e ognuno fa un po’ quel che gli pare).

Ripetiamo: la Natura cerca un equilibrio dinamico. La stasi, come la rigidità, è morte. Quindi pensare di avere un po’ di pace è più che legittimo ma è una pace transitoria, come tutti gli stati di natura.

Semplicemente, la normalità non esiste. E’ un concetto statistico. Un ideale che si può rincorrere tutta la vita senza mai realizzarlo. Semplicemente perché le variabili in gioco sono sempre fuori controllo. Tante quante sono le persone e le loro storie.

E allora? Bisogna rassegnarsi alla cronaca folle e schizofrenica?

Bisogna, piuttosto, imparare a conoscersi. A fare esperienza diretta dei principi che sottendono il nostro funzionamento. Che, non è un caso, sono i medesimi che regolano il funzionamento della Natura.

La cronaca ci sta raccontando forse per quel che siamo: persone in una condizione di estremo disequilibrio che si scoprono deboli, senza scopi, senza speranze fondate al palesarsi di una variabile (l’ennesima) fuori controllo.

Quindi, se questi comportamenti schizoidi (come singoli e come società) sono la parte visibile di un processo di riequilibrio e di maggior consapevolezza, che siano i benvenuti.

Se invece, come singoli e come società, rinculiamo e accettiamo di essere spettatori inerti di tutto ciò… Beh, allora ancora una volta costruiremo il nostro destino con le nostre scelte…di non scegliere.

Mai come in questi giorni, per noi, è stata importante la pratica al Dojo. Perché soltando disponendo di un laboratorio in cui studiare che cosa succede al variare di un fattore, si riesce a decodificare il laboratorio più grande che si chiama vita.

 

 

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