Sapevi che avevi una doccia a casa?

I provvedimenti con i quali le Autorità stanno cercando di rallentare e limitare i contagi hanno disposto, tra le altre chiusure, anche l’impossibilità di accedere a Dojo e palestre.

Questa restrizione non impatta soltanto sulla condizione fisica e la preparazione tecnica delle persone ma le priva di una delle ragioni fondanti del frequentare un ambiente di pratica e di allenamento: la doccia.

La doccia nello spogliatoio del Dojo ha un potere altamente evocativo. Magnetico.

A chi non è mai capitato di andare ad un allenamento, almeno per una volta, attratto più dalla prospettiva di godersi la doccia come ultimo gesto prima di rientrare a casa?

E’ sotto la doccia che ci godiamo un momento di autentico relax, forse (anche) perché ci concediamo il lusso di regredire alla fase adolescenziale dando il meglio (?) di noi con i nostri amici. Risate, acqua calda che rilassa i muscoli, il profumo del sapone, il piacere della condivisione.

Rimanere a casa significa dover riscoprire e ridefinire gli spazi. Non è sempre agevole e non sempre a causa della poca superficie disponibile. La convivenza forzata, con se stessi o con altri, pone ingombranti istanze di accettazione, di scoperta di sé, dell’altro, dei limiti.

Rimanere a casa significa riscoprire necessariamente la propria doccia o vasca da bagno, che prima era poco più di un elegante elemento di arredo usato poco. Dimenticato per eccessivi tradimenti con altre docce (al Dojo).

Riscoprire questo spazio, nel tempo dedicato a lavarsi, può servire per ripensare a quanto scriveva Didier Anzieu, un famoso psicoanalista francese nel suo saggio Moi-peau, Io-pelle.

La pelle, su cui scorre l’acqua sotto la doccia, è quel confine tra il me-corpo e il non me. Traccia un solco che ci rende capaci di percepire noi come individui attraverso la consapevolezza del nostro corpo.

Questa consapevolezza varia nel tempo: la spazialità di un bambino non è quella di un adolescente, né quella di un adulto.

Il rapporto con lo spazio cresce con l’aumento della consapevolezza. Ed è questa caratteristica che consente a ciascuno di noi di poter sentire vicine, anche se non in maniera tangibile, persone e ambienti fisicamente distanti.

La consapevolezza, ben educata ed indirizzata, può oltrepassare i limiti di spazio e tempo e aiutarci a rimappare e ridefinire gli spazi in tempi di “restate a casa”, senza fare di noi dei poveri illusi o dei depressi che si aggrappano a fantasticherie strane.

Quante cose può insegnarci la frequentazione della doccia a casa…

Usiamo questo tempo per vivere una nuova stagione romantica con la nostra doccia, con i nostri spazi riscoperti nelle nostre abitazioni. Ne beneficerà il nostro aspetto, la nostra salute e potremo anche vivificare, con un po’ di consapevolezza in più, anche le nostre relazioni.

 

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