Aikido: passato, presente e futuro. La prospettiva di Patrick Cassidy Sensei

Recentemente è stato pubblicato su Aikido Journal un lungo e profondo editoriale a firma di Patrick Cassidy, il cui testo originale può essere letto a questo link. Di seguito riportiamo la traduzione in Italiano, rilanciata anche da Aikime, convinti della profondità delle riflessioni proposte a tutta la comunità di praticanti di Aikido (in realtà a tutta la comunità di marzialisti).

Patrick Cassidy, VI Dan Aikikai, è il responsabile di Aikido Montreux ed è a capo dell’Evolutionary Aikido Community, organismo inserito nell’Aikikai, che coordina le attività di pratica in oltre 25 comunità aikidoistiche sparse tra Svizzera, Francia, Germania, Olanda, Belgio, Irlanda, Canada, Messico, Stati Uniti, Lituania e Italia. Il nostro percorso di studio della disciplina si svolge all’interno di questa comunità internazionale. Patrick ha vissuto continuativamente per sei anni e mezzo a Iwama dove si è quotidianamente allenato con Morihiro Saito Sensei; ha inoltre trascorso tre anni in India, Nepal e Tibet. Dedica la sua vita alla pratica e alla ricerca nell’Aikido, Yoga e Meditazione, oltre ad essere un cultore della Cerimonia del Te.

I diritti appartengono ai rispettivi Autori del contenuto originale inglese. Photo Courtesy Linda Eskin. Buona lettura.

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L’Aikido ha attraversato una serie di transizioni negli ultimi decenni, inteso sia come pratica sia come comunità. Quando ho iniziato a praticare Aikido, quasi quarant’anni fa, la comunità era ancora ricolma di maestri della prima generazione. Gli insegnanti che erano stati allievi del Fondatore erano nel loro periodo migliore ed erano essi stessi a guidare le comunità a livello globale. Tohei, Chiba, Nishio, Yamaguchi, Shioda, Kobayashi, Hikitsuchi e il mio primo sensei, Morihiro Saito, insieme a molti altri, davano il massimo per portare, con passione, l’Aikido nel mondo occidentale. Agli occhi del pubblico si trattava della grande migrazione dell’Aikido e ha avuto un enorme impatto sulla cultura umana.

Siamo stati introdotti a una pratica fisica che utilizzava il “ki”, che parlava di fondersi con l’attacco di un aggressore e di trovare un modo per essere in armonia con il mondo. Il messaggio dell’Aikido è stato accolto da molti. Era un periodo d’oro per l’Aikido e molti insegnanti occidentali sono cresciuti in popolarità durante questo periodo. Una caratteristica del mondo dell’Aikido erano le diverse interpretazioni sul piano fisico che erano proposte dai vari allievi di O’Sensei. Da Shioda a Tohei, da Yamaguchi a Saito, ogni sensei pareva offrire una prospettiva diversa sull’Arte. Questa era sia un punto di forza dell’Arte sia una potenziale debolezza. Ha generato tanto un apprezzamento delle diverse prospettive quanto tentativi di definire chi insegnasse il vero Aikido e chi no. Questo è diventato evidente quando i maestri della prima generazione sono diventati più popolari e più espliciti su ciò che ritenessero importante e di valore nell’Arte.

Negli ultimi trent’anni l’Aikido ha avviato un’altra transizione. Abbiamo iniziato a perdere molti dei maestri della prima generazione e il mondo dell’Aikido stava incominciando ad essere guidato da insegnanti di seconda e terza generazione: istruttori che si erano formati con gli allievi del Fondatore o allievi di quegli allievi.

L’Aikido stava sviluppandosi  come più indipendente dalla voce originale di O’Sensei e iniziò ad assumere una vita propria. Questo ha ovviamente portato alle più differenti interpretazioni, stimolando tentativi di codificare l’Aikido secondo diverse fonti. Era come se ogni insegnante avvertisse che la propria interpretazione fosse quella “corretta”, mentre ciò che veniva insegnato negli altri dojo era considerato meno puro. Dal mio punto di vista, questo ha portato a molte discordie nella comunità dell’Aikido e, invece di apprezzare le differenze, le comunità dell’Aikido hanno iniziato a diventare più isolate.

In quel mentre, abbiamo avuto anche l’introduzione dell’UFC (Ultimate Fighting Championship,massima organizzazione statunitense e mondiale attiva a partire dal 1993 nel campo delle Arti Marziali Miste o MMA, NdT), lo sport da combattimento che ha accolto chiunque volesse saggiare le proprie abilità nell’ “ottagono”. Questo è stato un grande campanello d’allarme per molti e ha introdotto l’Arte del Brazilian Jiu Jitsu e, infine, la pratica delle Arti Marziali Miste nel mondo. Questo ha indotto un’altra forma di dibattito: quale Arte marziale è la più efficace in questo contesto? Le arti marziali divennero l’addestramento per un combattimento ti tipo gladiatorio sul ring e ognuna tentava di mostrare la propria efficacia in questa nuova arena. Naturalmente anche l’Aikido è stato coinvolto in questo dibattito.

Visto che l’Aikido era una pratica intesa ad andare incontro l’aggressione con l’obiettivo di traguardare l’armonia, non sembrava tradursi bene in questo nuovo mondo di MMA. Sebbene le tecniche di Aikido possano essere di natura letale, l’Arte è praticata senza competizione ed esplorata attraverso la collaborazione tra i compagni di pratica. La prospettiva dell’Aikido, come professata dal Fondatore, era di “porre fine alla discordia nella propria mente / cuore” e di portare il mondo verso l’essere “una sola famiglia”. L’Aikido ha dibattuto con la questione della funzionalità nel mondo delle MMA poiché l’intenzione dell’Arte dell’Aikido non sembrava adatta a questo approccio da gladiatori.

Inoltre, l’Aikido esisteva ancora nella concezione di una gerarchia tradizionale. Questa gerarchia è stata creata per apprezzare non solo l’abilità dei praticanti, ma la loro esperienza e il tempo dedicato all’Arte. Ha seguito una polarizzazione culturale giapponese della relazione senpai/kohai che tenta di onorare ogni persona nel suo ruolo in base alla sua storia, esperienza e competenza. Ciò si basa su un sentimento positivo ma può alimentare una mancanza di trasparenza e di dialogo all’interno della comunità, poiché gli allievi giovani non mettono in dubbio il giudizio degli allievi più anziani in questo tipo di gerarchia. Può portare gli insegnanti a nascondersi dietro il ruolo di gradi più elevati e quindi più “avanzati” e non disponibili a domande o confronti sfidanti. Questo tipo di struttura non funziona nel mondo delle MMA in cui si mettono alla prova le proprie capacità nell’arena e si lascia che a vincere sia l’uomo o la donna migliori. Portare l’Arte dell’Aikido in questo campo e tentare di misurarne il valore come Arte di combattimento non avrebbe mai avuto successo. Naturalmente, alcune tecniche di Aikido possono essere applicate al contesto delle MMA e i principi dell’Arte sono certamente funzionali in questo dominio. Ma l’Arte dell’Aikido tenta di affrontare il conflitto a livello fisico attraverso la sua risoluzione anziché la distruzione o la competizione. Questa visione dell’Aikido riguardo al conflitto è fondamentale per l’Arte e tradurre quella visione nell’arena di un combattimento competitivo è contraddittorio con la sua natura.

Tuttavia, portare la questione di come funziona l’Aikido in condizioni reali con un attaccante risoluto è un’esplorazione di valore. Da questa domanda è stata dibattuta l’efficacia dell’Aikido nel dominio fisico. Per la maggior parte, questo dibattito è stato stimolante perché ci porta ad affrontare la pratica fisica relativamente ai suoi pregi. Ma l’Arte è più grande del semplice studio di come rispondiamo a un attacco fisico. L’Aikido investiga come rispondiamo al conflitto in tutte le sue manifestazioni. È un’Arte sistemica e integrale.

L’ultimo anno, con la crisi del Covid-19 e tutte le sfide che ne sono derivate, è stato un duro colpo per la nostra salute e per la cultura ed economia nel mondo. Molte persone hanno perso il lavoro, gli affari, membri della propria famiglia, il proprio benessere e la stabilità emotiva. Il Covid-19 ha colpito anche la comunità dell’Aikido con un impatto terribile. Dojo attivi da lunga data hanno dovuto chiudere i battenti per mancanza di sostegno finanziario a causa dei confinamenti e delle normative implementate a causa del virus. Con la perdita della possibilità di allenarsi insieme al chiuso, molti insegnanti hanno spostato le loro attività all’aperto utilizzando l’allenamento con le armi dell’Aikido come modo per andare avanti. Altri insegnanti si sono trasferiti on-line come un modo per rimanere in contatto e mantenere viva la pratica.

Abbiamo visto un’esplosione di lezioni tenute on-line, con un po’ tutto: dalla pratica dei movimenti di base del corpo all’esplorazione del rapporto dell’Aikido con la meditazione. Ci sono stati anche numerosi seminari on-line e la stessa International Aikido Federation ha visto diversi sensei provenienti da tutto il mondo guidare sessioni on-line. E’ stato un cambiamento radicale nel modo in cui condividiamo e pratichiamo l’Arte. Ma, cosa ancora più importante, ha portato la discussione su “Cos’è l’Aikido?” a un pubblico più vasto.

Come disse il fondatore, l’Aikido non risiede nel dojo ma esiste dove ci si trova abitualmente, ovunque. A molti questo era sembrato qualcosa di sentimentale, ma non del tutto comprensibile. Eppure ora, con la crisi del Covid, ci troviamo di fronte alla domanda di trovare l’Aikido fuori dal dojo. Se il dojo non è più disponibile per noi, possiamo continuare a percorrere il sentiero dell’Aikido? Possiamo ancora praticare l’Arte? Che cos’è l’Aikido, se non c’è più nessun dojo in cui allenarsi?

Questa è una sfida impegnativa. Personalmente ho visto molti istruttori e praticanti lottare per venire a patti con il loro lavoro e il loro percorso dal momento che i loro dojo hanno dovuto chiudere. Ho visto molti insegnanti porsi la domanda: “Chi sono io come persona, se non posso più insegnare Aikido, se non sono più un sensei?” Questo è un campanello d’allarme per quelli di noi che si sono identificati così fortemente con l’essere un sensei o un senpai di Aikido. Possiamo sentirci persi senza quel ruolo. Ma credo che la maggior parte di noi possa realizzare che essere attaccati all’identità di essere un insegnante o uno allievo anziano è, fondamentalmente, un limite. Essere attaccati al nostro ruolo nell’Aikido ci impedisce di abbracciare veramente l’Arte con quell’importante “spirito da principianti”, shoshin. E’ umiliante vedere quanto la nostra autostima possa subire un colpo quando perdiamo il ruolo di insegnanti / anziani di Aikido, anche per un breve periodo.

Eppure ci sono stati altri leader nella nostra comunità che hanno trovato il modo di innovare durante la pandemia. Conducendo lezioni online, seminari, creando video didattici, condividendo prospettive in tavole rotonde online e offrendo alla comunità di Aikido nuovi modi di progredire mentre si è lontani dal dojo. Creando un dojo “virtuale”. Questo nuovo modo di comunicare e di essere in comunità è stato impressionante perché è nato quasi dall’oggi al domani. Zoom, YouTube e Facebook sono diventati il ​​nuovo metodo per condividere l’Arte che amiamo. Questo passo evolutivo è stimolante e ci ha ridotto le distanze, per molti versi, come comunità mondiale.

E con tutto ciò che è accaduto, c’è stato un altro movimento all’interno della comunità di Aikido: un movimento verso un approfondimento della pratica a livello personale. Una preziosa rivalutazione del nostro rapporto personale con l’Arte. Senza dojo, senza partner, soltanto col nostro rapporto con il momento presente, con la vita, come percorriamo il nostro cammino? Cosa significa praticare Aikido come percorso in solitaria? Per alcuni significa una svolta verso una maggiore connessione con la meditazione e le prospettive spirituali dell’Arte; altri hanno trovato il modo per approfondire la relazione con il movimento e l’intelligenza del corpo; altri ancora hanno trovato una connessione più profonda con la natura e gli elementi nel mondo naturale.

Ma con tutti questi sviluppi, la nuova prospettiva di maggior valore e forse meno compresa che origina da questo periodo di isolamento per il Covid-19 è stata la scoperta di qualcosa di molto semplice: l’Aikido ci ha mantenuti sani. Per molti l’Aikido è ciò che ci mantiene in equilibrio con la vita, centrati sotto pressione e rinvigoriti da un senso di esistenza nelle nostre vite. L’Aikido è come una bussola interna che ci tiene sulla rotta mentre rispondiamo alle sfide che affrontiamo. In questi ultimi mesi, molti hanno condiviso con me la semplice realizzazione: “L’Aikido è ciò che mi mantiene sano”.

La maggior parte degli Aikidoka concorda sul fatto che il valore dell’Arte è più ampio e più profondo del semplice considerare la questione della difesa personale per strada o dell’efficacia in un contesto di MMA. L’Aikido offre non solo un metodo per rispondere all’aggressione fisica, ma anche un modo per affrontare le sfide della vita. Offre un sistema operativo diverso per l’elaborazione delle minacce che affrontiamo come collettivo. Questo nuovo sistema operativo offre un modo per rispondere alla e stare con la minaccia, un modo per prosperare in relazione a quella minaccia, un modo per affrontare quella minaccia in modo da poter trovare una soluzione che includa il tutto. L’Aikido è un’Arte di vita, integrale e di natura sistemica. Cerca di portare l’individuo verso un maggiore equilibrio senza distruggere il sistema in cui vive l’individuo. L’Aikido riconosce quella verità fondamentale che ci è stata ricordata con la crisi del Covid-19; che ci sono alcuni uke che non puoi sopraffare, che abbiamo bisogno di lavorare insieme come un sistema per trovare soluzioni e che io come individuo non sono “vittorioso” finché non sono in pace con il mio mondo.

L’Aikido offre un nuovo modo di stare con il mondo. Né vittima né carnefice, ma in qualche modo col trovare un modo per essere in accordo con i cambiamenti radicali che la vita porta. E questa capacità di rispondere al cambiamento radicale è un’abilità che è estremamente necessaria in questo momento nel mondo.

Quindi, come trasmettere questo messaggio a coloro che stanno davvero lottando per mantenere il controllo della loro vita quotidiana e che avvertono ogni cambiamento come una minaccia per la loro sopravvivenza? Può l’Aikido aiutare le persone a trovare il proprio centro nel mezzo di un contesto in continua evoluzione? Che cosa succederebbe se l’Aikido potesse essere un modo per le persone per imparare a navigare nel cambiamento anziché resistere ad esso? Sarebbe utile? A trovare la capacità di essere creativi sotto pressione, anziché reattivi? L’Aikido può offrire queste capacità? E se la pratica dell’Aikido includesse questa prospettiva di imparare a gestire il cambiamento? Forse questo potrebbe essere uno dei ruoli che l’Aikido può avere nel nuovo mondo che tutti dobbiamo affrontare.

Per noi insegnanti di Aikido, prima di offrire l’Aikido come Arte per navigare nella vita, dobbiamo essere in grado di vivere quell’Arte. Essere in grado di vivere quanto diciamo. Questo è forse il prossimo passo che possiamo considerare per il futuro della nostra comunità.

Concludendo, vi lascio con un breve aneddoto della mia vita in Giappone. Durante l’inverno credo del 1987, io e un caro amico che viveva anch’egli a Iwama, Lewis de Quiros, decidemmo di unirci al Gasshuku invernale di Shoji Nishio Sensei che si tenne vicino a Tokyo. Dopo il nostro arrivo, fu subito abbastanza evidente quanto fosse competente Nishio Sensei come Aikidoka e come artista marziale in generale. Nishio Sensei non era solo un ottavo dan di Aikido, ma un sesto dan di Judo, quinto dan di Karate, settimo dan di Iaido e Jodo. Aveva fuso la sua  esperienza totale in una perfetta espressione dell’Aikido. La formazione è stata molto diversa da quella che abbiamo incontrato a Iwama, ma ci siamo subito sentiti a casa nella pratica e abbiamo apprezzato ciò che veniva mostrato.

Durante la festa del sabato sera del ritiro, ci siamo trovati entrambi dall’altra parte del tavolo rispetto a Nishio Sensei, con alcuni dei suoi allievi anziani presenti. La festa è stata calorosa e ci siamo sentiti molto ben accolti, e Nishio Sensei è stato un ospite delizioso. Si è fermato a un certo punto della serata e si è rivolto a noi e ci ha chiesto se avessimo qualche domanda da porre. Mi sono rivolto a Lewis, poi di nuovo a Nishio Sensei e ho detto di sì. Ho iniziato ringraziandolo per il Gasshuku fin lì svolto e per la meravigliosa esperienza che stavo vivendo. E poi ho posto la mia domanda. Senza mancare di rispetto a Nishio Sensei, volevo conoscere la sua opinione su qualcosa che il nostro insegnante diceva spesso… Saito Sensei spesso diceva che lui (Saito, NdT) praticava l’Aikido di O’Sensei. Volevo sapere cosa ne pensava Nishio Sensei di quella affermazione. Questa poteva essere, a dir poco, una domanda molto scortese da porre e poteva anche essere intesa come un insulto o un attacco agli insegnamenti di Nishio Sensei. Ma in tutta onestà, mi fidavo di lui e mi sentivo al sicuro nel fare questa domanda così delicata in quel momento di intimità durante una pausa della festa. A suo merito, Nishio Sensei non ha reagito o è sembrato infastidito dalla domanda, ma ha risposto con profonda sincerità. “Saito Sensei sta facendo quello che O’Sensei stava facendo a Iwama, eppure O’Sensei era in un costante stato di evoluzione. Evolvendo sia il suo Aikido sia se stesso come persona. Questo è quello che io sto facendo. In questo modo si potrebbe dire che entrambi stiamo praticando l’Aikido di O’Sensei “.

Questo incontro con Nishio Sensei è rimasto con me e mi ha reso più umile. Ha condiviso la sua prospettiva e le sue convinzioni senza bisogno di difenderle. Ha condiviso che l’Aikido aveva qualcosa di più della tradizione o della tecnica come fondamento, ma qualcosa che poteva supportare il praticante ad evolversi.

Dove stiamo andando come comunità di Aikido? Non lo so, ma penso che dobbiamo considerare cosa significa evolversi…

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