Aikido e strategia sono un binomio più profondo di quanto si pensi e con implicazioni che vanno ben oltre la pura esecuzione di una tecnica.
Recentemente in una formazione aziendale, è stato citato un framework sviluppato dalla società di consulenza McKinsey, noto come “Ten Timeless Tests of Strategy“, dieci test senza tempo per la strategia, il cui scopo è valutare la solidità di una strategia.
Non c’è niente di più complesso di formulare una strategia. Chiunque vorrebbe poter fondare le sue scelte in una direzione che garantisca risultati certi, rischi bassi o inesistenti. L’esperienza ci dice che questo è irreale -nelle aziende come nelle scelte personali- tuttavia, ci sono strumenti di verifica che consentono ad una strategia di essere ancorata alla realtà. E quindi funzionale, se non a raggiungere tutti gli obiettivi, a rendere raggiungibile un livello accettabile di soddisfazione.
Abbiamo quindi fatto un gioco, applicando questo test alla pratica dell’Aikido. In fondo, come qualsiasi disciplina marziale, anche l’Aikido è un continuo esercizio di strategia, prima ancora di esserne un’espressione fisica.
Per sua natura, ogni strategia richiede continua attenzione, intuito, piena presenza, cedevolezza, decisione, capacità di adattamento e di connessione. Qualità che concorrono a creare di fatto una condizione di armonia, termine un po’ abusato nella nostra disciplina. Un’armonia dinamica, che la strategia costruisce e ricostruisce azione dopo azione, scambio dopo scambio.
Vediamo quindi questi dieci test:
- Riesci a battere il mercato?
L’Aikido ha un senso assoluto della competizione, perché punta alla crescita prima che alla gara. Quindi ciò che si riesce a battere e a vincere è il caos e in generale tutto quanto mina la centralità, il radicamento e la stabilità. Si vince, esattamente come nel mercato, a condizione di essere disposti a perdere tutto, a mettere in in gioco il proprio equilibrio. - Esiste un vero vantaggio?
Nel vantaggio competitivo si vince o si perde in una prospettiva personale. Nell’Aikido la tecnica è costantemente co-creata, quindi si cresce grazie ad una dinamica collaborativa. - Sei chiaro su dove agire?
Ogni incontro, ogni scambio è unico. La collaborazione richiede chiarezza dei ruoli e delle intenzioni e una grande capacità di ascolto, tanto nella ricezione dell’attacco quanto nella definizione dell’attacco. - Sai anticipare le tendenze?
Nel business è importante sapersi muovere in anticipo rispetto al mercato. L’Aikido allena il corpo, scolpisce la tecnica ma soprattutto definisce una crescente capacità di percezione. Riuscire a cogliere l’intenzione prima dell’azione è l’obiettivo principale dell’allenamento. - Possiedi intuizioni privilegiate?
Le intuizioni strategiche basate su informazioni privilegiate e su dati di uso esclusivo determinano un vantaggio notevole, nel mondo aziendale. Limitare la pratica alla sola tecnica significa confinare l’Aikido alla rappresentazione di una messinscena. Una disciplina è molto di più. E’ relazione, presenza, consapevolezza e, sì, anche cultura. - Accetti l’incertezza?
Randori e jiyu waza sono i contesti privilegiati per smontare le certezze legate all’abitudine che si consolida nella pratica quotidiana. Ma a ben vedere, basta cambiare ambiente, frequentare un seminar di un’altra scuola per far spazio a un’incertezza radicale. Accettarla fa la differenza tra crescere e rimanere chiusi nel proprio guscio dorato. - Che relazione hai con impegno e flessibilità?
Imparare richiede impegno, questo è innegabile. Dedicarsi alla forma significa dedicarsi a creare una struttura in cui riconoscersi. Una cornice di riferimento in cui ordinare l’esperienza dell’allenamento. Ma il solo impegno non basta, anzi talvolta rischia di isolare anziché far crescere, come ben si vede nelle giornate iperattive di molti, anche giovanissimi. Occorre sapere declinare le mille sfumature della realtà che rendono viva la forma e accettabile la frustrazione di quando non si riesce ad arrivare là dove pensavamo di farcela. - Riesci a evitare gli errori cognitivi?
Si potrebbe scrivere un libro su questo punto. In qualsiasi ambito è sempre molto facile sovrastimare o sottostimare i nostri punti di forza come le nostre debolezze. L’iper-ottimismo e il suo contrario sono altrettante situazioni pericolose. Di fatto l’Aikido lavora sulla ristrutturazione del sé e la progressiva rimozione di tendenze egoistiche ma spesso la pratica, soprattutto quella ipertecnica, conduce al risultato opposto. - Sei convinto di agire?
I risultati arrivano esclusivamente dall’esecuzione, dalla messa in pratica di una strategia. La pratica fisica, la ripetizione e la costanza sono gli elementi indispensabili per giungere al cambiamento che molti desiderano e molti meno mettono in azione. - Sei capace di tradurre in azione?
Ogni keiko è un allenamento di intenzione tradotta in azione. Un’azione che deve varcare i confini del tatami e lentamente e costantemente migliorare l’individuo.
Aikido e strategia sono molto connessi, e a un livello così profondo da rendere sovrapposti i principi su cui si fondano le discipline marziali e la strategia d’impresa.
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