L’amore.
Un sentimento. Una realtà. Qualcosa di così semplice da essere sperimentabile da tutti eppure così ineffabile. Reale e intangibile al tempo stesso.
Non è materia solo di poeti e artisti. E’ qualcosa che attraversa l’esistenza di tutti e quindi anche di chi pratica Aikido.
E’ noto che Morihei Ueshiba, giocando sull’omofonia della lingua giapponese (Ai 合 può significare sia unione, armonia, sia amore 愛), abbia lasciato diverse calligrafie in cui Aikido veniva scritto così: 愛氣道 .
Riflettevamo in un recente seminar su un momento cruciale nell’esperienza di Morihei Ueshiba. Nel 1942 un ufficiale della marina imperiale, esperto di Kendo, lo sfidò. Una sfida in cui il fondatore dell’Aikido rifiutò di armarsi, offendendo a morte l’ufficiale che si arrese dopo essere stato ripetutamente eluso e impossibilitato di attaccare.
Un momento importante, per Ueshiba e per l’Aikido, perché sottolineò con forza come quello che stava nascendo -e che chiamiamo adesso Aikido- non era qualcosa contro l’attacco in sé.
Se così fosse stato, non si sarebbe tratto che dell’ennesimo stile di combattimento. Dell’ennesimo spreco di energie e forze.
Stava prendendo vita un sistema di disinnesco dell’attaccante. Qualcosa che metteva l’intenzione stessa di aggredire nella condizione di non poter esprimersi. Di essere molto faticosa per poter aver luogo. Di essere sostanzialmente inutile.
Non qualcosa contro l’attaccante, contro cioè la persona. Qualcosa contro l’attacco.
C’è qualcosa, nella pratica dell’Aikido, che è profondamente diverso da ogni altra Arte Marziale. Tutte convergono verso il miglioramento della persona e si basano su un intenso lavoro di coppia. Tuttavia l’Aikido ha una struttura di pratica in cui la coppia crea insieme l’azione e, quando questa si compie, torna a crearne un’altra e un’altra ancora. Un continuo ritorno, uno verso l’altro.
Il kanji 愛 contiene al suo interno 心, kokoro, il cuore e un radicale 夂. Anticamente, il simbolo di una persona che, camminandoi, si volgeva indietro, incapace di separarsi da ciò per cui provava emozioni e sentimento.
L’amore, per un praticante di Aikido (e non solo), è movimento, è dinamica. E’ un moto che genera un continuo incontro, senza fermarsi alla superficie dello scontro.
Quel movimento che avvolge la coppia nella pratica, che crea di due centri un nuovo, unico asse, intorno a cui ogni punto ruota con la medesima armonia.
Una condizione in cui desiderio e volontà si allineano, si fondono e pulsano al medesimo ritmo della vita.
Ciò che Dante sperimentò nel più elevato atto di creazione artistica dello spirito umano:
ma già volgeva il mio disìo e il velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,
l’amor che move il sole e l’altre stelle
Credit: Foto di Valeria Fioranti
