Che i Giapponesi fossero avanti, lo sapevamo già.
Per esempio, secoli prima che esistessero assurdità come OnlyFans, la cultura orientale aveva già sviluppato un’attenzione maniacale ai piedi. Nella Cina antica -e non solo- il piede femminile veniva forzato a rimanere di taglia piccola.
In Giappone si fa particolare attenzione -come per il resto del corpo- a tenerlo pulito. In qualche modo rappresenta un confine evidente tra una parte pubblica e una parte privata. Per questo motivo il piede scalzo sul tatami ha una valenza non solo igienica. In una cultura in cui non solo si fa attenzione a togliersi le scarpe per entrare negli ambienti privati ma ci si cambia di pantofole anche per entrare nel bagno della propria abitazione, accettare di posare il proprio corpo e il viso là dove è passato il piede di un’altra persona è un atto molto forte di accettazione e fiducia.
Ma noi siamo appassionati di Arti Marziali e oggi qui condividiamo una riflessione sul ruolo del piede, con un confronto tra Aikido, Karate e Judo.
Nell’Aikido il piede sostanzialmente è la base per evadere l’attacco e successivamente finalizzare l’azione. La funzione principale non è portare a segno un calcio, quanto piuttosto consentire lo spostamento del corpo (tai sabaki), la definizione chiara delle linee, la rotazione intorno a un asse e la gestione dinamica dello spazio nel tempo (ma ai) dello scambio con un compagno. Dal buon radicamento che ne segue, il piede diventa conseguentemente anche la radice dell’energia con cui le tecniche sono create.
Il Karate, dal canto suo, ha sviluppato un ventaglio di tecniche percussive col piede, utilizzato frontalmente, di taglio, col collo e il dorso e col tallone. I geri consentono una gestione delle distanze e dei tempi di ingresso molto diversa da sistemi di combattimento più ravvicinati. Anche in questo caso la stabilità serve per trasferire potenza all’esecuzione di una tecnica, tuttavia è una stabilità su una base d’appoggio più piccola e limitata spesso alla superficie di un singolo piede.
Il Judo, per contro, ha come l’Aikido un’impostazione in cui vede il piede non come un’arma da percussione quanto piuttosto uno strumento funzionale a rompere l’equilibrio (kuzushi) dell’avversario attraverso spazzate, blocchi e agganci. La “grande falce” che da fuori rompe l’equilibrio, o soto gari, ne è un esempio.
Il Ju Jutsu attraversa questi tre ambiti a seconda della famiglia di tecniche anche se di fatto tende a polarizzarsi anch’esso nell’impostazione dell’Aikido, tipicamente idonea all’assorbimento dell’energia in ingresso.
Non solo appoggio, dunque, ma vera e propria cornice in cui la natura profonda del sistema marziale di riferimento prende forma, il piede ha un’importanza centrale nello studio di una disciplina marziale.
Quando si guarda una persona di grande maestria nell’uso integrato del proprio movimento -sia essa una ballerina o un maestro di Arti Marziali- è sempre interessante osservarne i piedi. Si noterà di solito un appoggio pienamente maturo, la capacità di definire microaggiustamenti consapevoli, l’abilità di coniugare leggerezza, velocità e potenza.
Questo è il motivo per cui una ballerina non avrebbe grandi difficoltà nell’apprendere i movimenti di una Disciplina Marziale, così come una persona con grande maestria in queste ultime non avrebbe problemi a navigare agilmente attraverso i primi scogli della danza. Ma è anche esattamente il motivo per cui generalmente una ballerina resta una ballerina e un Maestro di Arti Marziali resta un insegnante di Arti Marziali.
È molto raro, al limite dell’unicità, trovare persone con lo stesso livello elevato di competenza in più discipline marziali. Non solo per l’ovvia questione del tempo necessario ma soprattutto per un’impostazione delle basi letteralmente fisiche su cui si innesta tutto il sistema marziale. Non sarà un caso che i fondatori stessi del Budo moderno alla fine si siano cocentrati su un filone, per quanto vasto, di ricerca.
Insomma: se volete capire se un insegnante di Arti Marziali vale, guardatelo attentamente. Se pratica con i piedi, allora vuol dire che ha capito tutto.
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