Nulla più del momento di un esame di un adolescente rappresenta meglio il legame tra promessa e compimento.
Consideriamo un privilegio la possibilità di vivere la nostra dimensione di pratica dell’Aikido anche attraverso l’insegnamento, che ci porta a confrontarci con le varie stagioni della nostra esistenza: l’infanzia, i bambini, gli adolescenti e gli adulti.
Uno spettro che, ora come ora, connette attraverso il multiforme linguaggio della disciplina dai bambini di tre anni ai…bambini di settanta.
Non ci sono molte attività, soprattutto in una società altamente frammentata, che potenzialmente possono mettere sullo stesso piano esperienziale una così vasta gamma di persone e renderle in grado di poter comunicare e comunicarsi nella condivisione di un comune alfabeto tecnico.
Che cosa c’è sotto? Qual è il meccanismo che rende tutto ciò possibile?
La risposta arriva, limpida, quando si osservano gi adolescenti durante l’avvicinamento al loro esame e, ovviamente, durante il suo svolgimento.
Succede, piuttosto frequentemente, di avere nel gruppo del teenager ragazze e ragazzi dai 13 ai 16 anni con sette, otto, a volte dieci anni di pratica sulle loro giovani spalle.
Nel mondo degli adulti una pratica di questo tipo porta generalmente con sé il conseguimento del primo dan, se non il secondo.
Nei ragazzi questo non accade; da un lato perché le norme prescrivono che il limite di età minimo per il conseguimento della cintura nera siano i sedici anni. dall’altro perché lo sviluppo psicofisico nell’età evolutiva ha tappe che devono essere rispettate e che, generalmente, sono contrassegnate dalle “mezze cinture”.
Se di norma il passaggio da cintura bianca a nera prevede sei esami, il sistema delle “mezze cinture” (bianca/gialla, gialla/arancione e così via) raddoppia virtualmente gli snodi attraverso cui si dipana il percorso di crescita di una persona, dalla sua infanzia ad un’adolescenza e giovinezza matura.
Accompagnare quindi bambini e vederli crescere attraverso la lente e le prospettive dell’Aikido, è uno dei privilegi e dei doni che la vita ci ha offerto. Una fonte di continua ispirazione e stupore.
Un adolescente è di per sé indefinibile, come qualunque persona del resto. Ma se ci fosse un termine che descrive questo tratto di vita, questo crediamo che sia “compresso”.
Il corpo si trasforma velocemente in quello di un giovane adulto e così il sistema di pensiero, le pulsioni, i desideri e le istanze di autodeterminazione. Tutto questo si scontra con una griglia di doveri, dipendenze sociali, affettive ed economiche e regole con cui il giovane prende contatto fin da tenera età e con cui misura se stesso e gli altri. Da un lato gli aneliti di libertà, dall’altro il “dover” essere. Figli, studenti, allievi, amici… Un’età meravigliosamente complessa e compressa, appunto.
Si nota però che piano piano, quel bambino, quella bambina che ad Aikido ci veniva perché la famiglia aveva deciso così, inizia a trovare piacere in quello che fa.
Un piacere che è, sì, frutto del clima creato nel gruppo, della capacità degli insegnanti di scovare ciò che a ciascuno serve e di farlo divertendo e coinvolgendo. Tuttavia è un piacere più profondo, quello della scoperta delle proprie inclinazioni e del proprio potenziale.
La gioia di riuscire a imparare un gesto, di vincere una difficoltà, si sovrappone e si confonde con la graduale comprensione che quel momento, quel luogo e quelle persone sono lì per comprendere insieme a te quante e quali promesse la vita può farti e quante puoi farne tu.
Senza razionalizzare come, allenamento dopo allenamento, esame dopo esame, il bambino diventa preadolescente e poi finalmente ragazzo. Crescono i timori, ci si scontra con l’esigenza di vivere bene la pratica e quindi di mostrare nell’esame chi si è, non solo ciò che si fa.
Non è facile: se di norma l’essere umano è molto autogiudicante, l’adolescente è ancor più critico, perché teme la delusione. Delle proprie aspettative, che sono riflesso di quelle percepite, reali o meno. E teme il giudizio.
Allora l’esame è quel momento in cui per la prima volta, scorrelato dai ritmi e dai tempi della formazione scolastica, l’adolescente comprende che cosa c’è tra promessa e compimento.
Lì e solo lì prende contatto, con il feedback degli insegnanti e del gruppo, che le promesse che aveva imparato a scorgere sono diventate compimento. Spesso (sempre?) non nel modo né nei tempi che pensava.
Ed emerge ciò che lo ha reso possibile. Tra promessa e compimento c’è la scelta. Fatta di piccole grandi cose. Fatta di costanze. Di fiducia. Di trepidazione. Di non avere bisogno di comprendere tutto. Di crescere insieme in un luogo sereno. Di conoscere e di conoscersi.
Di essere davvero grandi.
Disclaimer: Foto di Engin Akyurt da Pexels
