Per un praticante di Arti Marziali, il Giappone rappresenta un ideale, un desiderio, un obiettivo.
Accade spesso che, almeno una volta nella vita, il Giappone sia una meta per chi ha una certa consuetudine nel calpestare i tatami.
Lo è stato per noi, 2023, come punto di arrivo di tanti anni di pratica, di studio della lingua, sacrifici e pianificazioni.
Così, quando qualche giorno fa abbiamo ricevuto le foto e i video di quattro nostri allievi del gruppo Kids praticare in un Dojo Aikikai a Sapporo, abbiamo provato un’emozione intensa, che ci ha aiutato a migliorare la consapevolezza di ciò che viviamo.
È raro -ma non così tanto- che due famiglie organizzino viaggi dall’altra parte del mondo insieme ai loro figli. Lo è molto di più avere la sensibilità di organizzare per loro, tutti allievi della scuola primaria, un’esperienza di questo tipo.
Noi non possiamo dire -nessuno di noi può- quali scelte faranno questi piccoli uomini e donne quando verrà il tempo di vivere responsabilmente la vita adulta. Sappiamo però che il seme è stato piantato, in terreno in cui l’alleanza famiglia-scuola-educatori sportivi cerca di lavorare al meglio perché germogli.
Spesso ci sono discussioni -infinite quanto sterili- sulla definizione di Aikido. Da molti addetti ai lavori si sente ciclicamente dire che non sia possibile affermare: “L’Aikido è…L’Aikido non è”.
Bene, questa piccola grande sorpresa ricevuta poco prima dell’avvio della stagione ci permette al contrario di affermare con forza che l’Aikido è quel percorso che permette a un bambino italiano di andare in Giappone e, senza conoscere una parola di Giapponese, di comprendere e comunicare il suo mondo con tutto se stesso. Trasformando l’esperienza in qualcosa che lo migliorerà per sempre.
Di essere se stesso a prescindere dalla cornice sociale.
Quando questa prospettiva viene compresa o anche soltanto percepita dal sistema familiare ed educativo che circonda il bambino, avviene il prodigio. Quel prodigio che si compirà giorno dopo giorno e che costruirà l’adulto che verrà.
Ai bambini cresciuti che sono diventati come noi responsabili di gruppi e di corsi resta la responsabilità di comprendere che il nostro punto di arrivo deve -non può: deve- essere il punto di partenza di chi si affida a noi. Una buona trasmissione esige una formazione continua, la ricerca costante degli strumenti didattici perché chi arriva dopo possa andare più in profondità e più lontano di chi lo ha preceduto. Questo è il significato profondo della tradizione, senza il quale le esperienze passate si riducono a un museo di forme dalle didascalie incomprensibili.
A quelli che sono allievi -come lo siamo del resto noi- esempi di questo tipo interpellano la parte più profonda di noi. Nella nostra pratica il nostro io bambino riesce ancora ad emergere, a comunicare senza parlare, a giocare senza ricercare il divertimento artificiale?
Siamo alle porte di una nuova stagione. La dedicheremo a cercare e indicare l’essenza di ciò che è una disciplina. Qualcosa che non teme il confronto con le mille proposte di cui gli adulti si riempiono la giornata e inondano l’agenda dei piccoli. Perché semplicemente è uno strumento che dà ordine, visione e senso.
Esattamente quel prodigio che avviene, anche nel caos di una vita che non è mai semplice -né per un bimbo, né per un adulto- quando si ha il coraggio di rimanere sulla direzione tracciata da una disciplina.
Buon anno di pratica a tutti!
Disclaimer: Foto di Artem Podrez da Pexels
