Arti Marziali e Politica…La strana coppia

Secondo il Galateo, a tavola non si dovrebbe mai parlare di politica. Probabilmente nemmeno altrove.

Tutti siamo stati testimoni, almeno una volta nella vita, di situazioni degenerate perché qualcuno, a un certo punto, ha avuto la brillante idea di tirare fuori quell’argomento.

Ci sembra però utile condividere qualche riflessione relativa al nostro essere praticanti di Arti Marziali e la relazione con la politica.

Politica intesa come “impatto nella società” di ciò che facciamo al Dojo.

Uno dei doni di una pratica costante delle Arti Marziali è rendersi conto che esistono contemporaneamente -e sono intrecciati- tre livelli. Una pratica per la crescita personale. Una pratica per la crescita personale che si sviluppa relazionandosi con altre persone nel Dojo. Una pratica per la crescita personale che può diventare occasione per la crescita di altre persone.

Lavorando su di sé si scopre sempre più che non esiste una “dimensione privata” della nostra esistenza. Non esiste cioè la possibilità che il nostro crescere o il nostro avvizzire su noi stessi non portino conseguenze anche al di fuori di noi.

E’ lo stesso motivo per cui se incrociamo lo sguardo sorridente di un bambino siamo istintivamente indotti a rispondere al sorriso. Gli altri impattano su di noi. E viceversa.

In tante realtà -il Dojo in cui ci alleniamo è una di queste- si offre a tutti un luogo accogliente che sa dialogare con educatori, il mondo della scuola e psicoterapeuti per fare rete intorno a soggetti che vivono situazioni di disagio e che, anche grazie alla pratica marziale, riescono a compiere qualche passo nella direzione di una vita più piena.

Conosciamo parecchi responsabili di corsi che operano al servizio delle varie disabilità. Molti collaborano col mondo delle scuole o delle comunità parrocchiali per offrire momenti di inclusione sociale per ragazzi e ragazze provenienti da altre culture.

Infine, chi ha frequentato un qualsiasi corso per bambini, ha potuto ben vedere quanti bisogni ci siano dal mondo delle famiglie, attraversato da crisi di ogni tipo: materiale, morale, relazionale.

Nelle chiacchiere da Bar, potremmo trovarci d’accordo sul dire che…uno Stato serio dovrebbe fare qualcosa. O che la genrica Politica dovrebbe risolvere i problemi.

Quando, attraverso le Arti Marziali, per noi e quindi per altri offriamo accoglienza, quando diamo riparo, quando aiutiamo a ricostruire una prospettiva, un senso e un po’ di pace nelle relazioni… In quel momento stiamo facendo Politica. Forse nel senso più alto, anche perché sappiamo bene quanta gratuità ci sia in tutto questo. (Ebbene sì: le Arti Marziali non sono la via più veloce per accumulare ricchezze).

Politica intesa come “diffusione dei valori civili” in cui crediamo.

E’ naturale condividere con altri ciò in cui si crede. E’ il principio che dalla notte dei tempi ispira l’educazione tra generazioni.

Tuttavia, nel XXI secolo non siamo cloni né dei nostri progenitori nelle caverne, né dei nostri genitori. O, perlomeno, rivendichiamo una certa autonomia identitaria.

Il Dojo -inteso in senso lato come il mondo che ruota intorno ad una disciplina marziale- è un ambiente particolare.

Da un lato funziona (in certi luoghi più, in altri meno) secondo un’impostazione rigidamente gerarchica. Dall’altro, pretendendo di essere il luogo in cui si pratica un “do”, una disciplina, è l’ambiente in cui si sviluppa più che altrove la sensibilità, l’introspezione e il rispetto nella relazione col compagno, oltre alle tecniche.

L’utenza media di un Dojo è quindi mediamente più sensibile a tematiche di rispetto e di educazione ambientale, di inclusione sociale (si è detto prima), di…fair play finanziario, di etica nelle regole, di onestà nel vivere comune, di servizio e di gratuità. Temi che, pur essendo patrimonio di tutti, sono diventati nel tempo bandiere di determinate aree partitiche. Ma su questo torniamo nelle conclusioni.

Parallelamente, l’utenza media di un Dojo si affida letteralmente nelle mani del Sensei. Il quale, a sua volta, avrà un set di valori personali su cui consapevolmente o meno baserà la costruzione valoriale del gruppo.

Fatta salva la libertà di espressione di cui deve godere un individuo, si assiste talvolta ad un fenomeno di assimilazione. Tipico della nostra natura di animali. Il maschio alfa pubblicamente esprime una sua opinione o un suo valore e spesso il branco (o una nutrita parte di esso) lo copia.

Succede talvolta anche il contrario: il maschio alfa esterna qualcosa e nessuno lo segue. Ma qui bisognerebbe farsi altre domande, per esempio chiedersi a che condizioni un leader è veramente tale. Magari ne parleremo un’altra volta.

L’effetto branco è sempre ambiguo, anche se non necessariamente pericoloso. Una persona mediamente debole può cedere e non esternare mai pubblicamente il suo dissenso, dando così valore alla sua identità. Una persona opportunista può fare lo stesso, covando nella cenere del suo silenzio il fuoco con cui parlando alle spalle può far incendiare il gruppo. Il concetto di libertà e di autodeterminazione, così tanto insito nelle finalità di un do, può essere vanificato nei fatti: “Tizio non la pensa come me, allora lo lascio perdere”. Infine, e peggio: in ambienti piuttosto restii alle verità assolute, si sostituiscono gli assoluti con il “credo” (altrettanto assoluto)  del maschio (o femmina) alfa di turno. 

Questa è Politica? Certamente lo è. Bisogna stare attenti però che la testimonianza personale non diventi un ostacolo per la crescita propria e altrui. L’equilibrio tra un informe pluralismo e certe forme di assolutismo (per fare un esempio: le abitudini alimentari de facto imposte in alcuni gruppi dal Sensei agli allievi solo perché magari il Sensei martella il gruppo su questioni di sostenibilità ambientale) è arte difficile e, crediamo, il risultato di un percorso in divenire.

Politica intesa come “condivisione delle prospettive dei vari partiti politici”.

Le democrazie rappresentative sono un sistema di gestione delle nostre comunità dove, per delega, la maggioranza indica (da una lista di candidati), persone deputate a prendere decisioni per la collettività. Fino ad oggi, nella recente storia, questo è avvenuto attraverso l’aggregazione in partiti, che, in pura teoria, indicando il proprio programma, si presentano al “giudizio” e al gradimento dell’elettorato.

Non ci vuole un fine osservatore per vedere il livello di degrado dei toni della politica partitica. Persone che dicono tutto e il contrario di tutto, insulti, poca o nessuna conoscenza delle leggi.

Un delirio, insomma. 

Nonostante questo, tuttavia, nonostante ciascuno di noi conosca la serenità che aleggia di solito nelle assemblee condominiali, molti continuano ad appassionarsi ai temi discussi da persone lontanissime dalla nostra vita quotidiana.

Sarà che fondamentalmente siamo tutti un po’ tifosi. Sarà anche che un praticante di Arti Marziali creda mediamente di più alle questioni di principio e ai valori. Sta di fatto che la politica si affaccia un po’ ovunque. Negli spogliatoi. Nei post sui social network, a volte sul tatami.

Le Arti Marziali insegnano principalmente a guardarsi dentro per conoscersi e comportarsi coerentemente fuori.

L’insistenza con cui si parla di questo o quel politico, di questo o quel partito, di questo o quel tema genera la domanda legittima: ma davvero hai così poco da lavorare su di te per poterti concedere il lusso di diventare tifoso di questo o quell’altro?

Concludendo…

Volendo sintetizzare gli ultimi quattro secoli di storia del pensiero occidentale in poche righe, possiamo affermare che le società hanno lentamente e inesorabilmente rimosso l’esistenza di verità oggettive, dando origine al soggettivismo e al relativismo. Parallelamente a Dio è stata sovrapposta e poi sostituita una certa razionalità naturale o Natura e il successivo deismo ha messo al centro lo Stato e le sue leggi. Di fatto, sostituendo una religione e una fede con altrettante religioni (i governi/i partiti) e fedi (le ideologie sottostanti).

Pensiamo rapidamente ai vari movimenti ambientalisti, ai movimenti per i “diritti civili” e alle campagne elettorali recenti e riconosceremo i segni di questo processo che viene da lontano.

Queste sono le origini dell’attuale pensiero “liberal”, che è quanto di più lontano ci sia dal “do” rettamente inteso.

La partita si gioca davvero sui valori fondanti, che chi pratica va a riscoprire da discipline lontane, e si vince o si perde nell’azione e nel cambiamento personali: da sempre i fattori di svolta per la società, che ha bisogno di esempi, mani e sorrisi su cui poter contare.

 

 

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