L’ottava piega

La filosofia marziale orientale esercita un innegabile fascino. Una vita di disciplina, di ricerca della perfezione che si scontra con la banalità, la fretta, la superficialità del mondo in cui siamo immersi.

Per dirla con Nathan Algren, il protagonista de “L’Ultimo Samurai” interpretato da Tom Cruise:

[I Giapponesi] sono un popolo enigmatico. Dal momento in cui si svegliano si dedicano a raggiungere la perfezione in ogni gesto. Non ho mai visto una simile disciplina, mi ha sorpreso sapere che la parola samurai significa servire.

E così ogni aspetto della vita viene scomposto in tutte le sue componenti, per essere oggetto di una ricerca di continuo miglioramento (kaizen), sconfinando in una sacralità ed in una ritualità del dettaglio che chi pratica una disciplina marziale ben conosce.

L’hakama, che altro non è che la versione giapponese della sella di un cavaliere, non si sottrae a questo scopo. Le sette pieghe che ne modellano la fattura, infatti, simboleggiano le sette virtù del guerriero. Ripassiamole:

義, Gi: Onestà e Giustizia;

勇, Yu: Eroico Coraggio;

仁, Jin: Compassione;

礼, Rei: Gentile Cortesia;

誠, Makoto: Completa Sincerità;

名誉, Meiyo: Onore;

忠義, Chugi: Dovere e Lealtà.

Non si spenderà mai troppo tempo a riflettere sul significato di queste parole per la nostra vita. Su quanto i nostri gesti, le nostre parole, le nostre abitudini e i nostri pensieri siano aderenti ad un sistema di valori che idealmente si rispecchia in virtù universali, che trascendono il tempo e lo spazio del budo. Su quanto il nostro ambiente, nel Dojo come fuori, supporti od ostacoli la coltivazione di queste virtù.

Ma sulle sette pieghe si è detto tanto e si scriverà molto ancora.

L’altra sera, terminato il keiko, ho incrociato la mia immagine riflessa nello specchio dello spogliatoio. Da qualche mese non ero più abituato ai segni lasciati sul corpo dall’arzigogolato sistema di lacci che consente all’hakama di stare su.

Comprimento gli zubon, i pantaloni, e la cintura, l’hakama offre sì protezione ai fianchi, supporto alla postura ed alla velocità, ma lascia letteralmente il segno.

Ecco, l’ottava piega è quella che l’hakama lascia addosso a chi la veste.

Se poi il segno delle virtù rimanesse addosso a prescindere dall’hakama e dall’essere o meno un marzialista esperto, bene, credo che vivremmo in una società migliore.

A noi la scelta se essere splendidi manichini o imperfetti ricercatori di miglioramento.

 

   Send article as PDF   

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.