Con tutti i problemi che ci sono nel mondo, ripensare i seminar di Aikido è qualcosa per cui valga la pena di investire delle energie?
La pratica dell’Aikido è, per sua natura, un percorso quotidiano. E’ nel lavoro costante sul tatami, settimana dopo settimana, che il praticante costruisce basi solide tanto per la pratica quanto per lo sviluppo personale: postura, centratura, relazione con il partner, ascolto e presenza. Tuttavia, accanto alla pratica regolare nel Dojo, i seminar di Aikido hanno storicamente rappresentato momenti chiave di crescita, confronto e incontro.
Oggi, di fronte ai cambiamenti culturali, demografici e associativi che attraversano la società, sentiamo particolarmente emergere una domanda: è possibile ripensare il concetto di seminar di Aikido, andando oltre il modello basato esclusivamente sulla pratica intensiva?
Qualsiasi riflessione sul futuro degli stage deve partire da un presupposto chiaro: la pratica quotidiana e settimanale è e resta il pilastro centrale della formazione di ogni praticante. Nessun evento straordinario può sostituire la paziente coltivazione che la disciplina dell’Aikido propone a quel complicato sistema psicofisico che siamo.
Lo stage non dovrebbe quindi essere visto come un’alternativa alla pratica ordinaria, ma come un amplificatore: uno spazio in cui ciò che viene coltivato sui tatami “di casa” trova nuove chiavi di lettura, stimoli e direzioni di sviluppo.
Uno dei principali valori degli stage di Aikido è sicuramente la possibilità di incontrare insegnanti diversi, con storie, sensibilità e approcci didattici differenti. E’ anche un’occasione di confrontarsi con stili e interpretazioni tecniche che arricchiscono la comprensione dei principi, a patto di avere quel minimo di apertura mentale richiesta per evitare di investire tempo solo per ribadire ciò che si sa ( o si pensa di conoscere).
Chi ha al suo attivo un discreto numero di eventi vissuti, sa che praticare con aikidoka provenienti da altre realtà crea nuovi legami e rafforza il senso di comunità.
Questa pluralità è parte integrante dell’evoluzione dell’Aikido nel mondo e rappresenta una risorsa preziosa, soprattutto in una disciplina che pone al centro la relazione.
Il modello classico di seminar -molte ore di pratica concentrate in uno o più giorni- resta efficace sotto il profilo tecnico, ma mostra anche alcuni limiti.
Ad esempio, il modello attuale determina una scarsa attenzione alle diverse fasce d’età e condizioni fisiche dei possibili partecipanti, definendo quindi a priori una selezione che spesso taglia fuori quelli considerati troppo giovani o troppo senior.
Certamente, il classico stage di Aikido lascia poco o nessuno spazio a momenti di riflessione culturale. Questo vale spesso anche per gli eventi di formazione per gli insegnanti. A volte si ha la sensazione che…”insegnare agli insegnanti a insegnare” passi solo attraverso il tatami.
Inoltre, la congiuntura economica non proprio felice acuisce, con le formule dei seminar tradizionali, le difficoltà di accesso per chi ha limiti di tempo, economici o logistici.
In un contesto sociale in trasformazione, questi aspetti diventano sempre più rilevanti e, visti dall’esterno, i seminar sembrano ritrovi più o meno coinvolgenti riservati sempre alle stesse persone.
L’Italia, come gran parte dell’Occidente, sta vivendo un progressivo invecchiamento della popolazione. All’interno dei Dojo questo si traduce spesso in una presenza crescente di praticanti adulti e senior e nella conseguente riduzione del ricambio generazionale. Questa condizione pone seri interrogativi sulla sostenibilità nel medio periodo e fa sorgere nuove esigenze legate alla salute, alla prevenzione degli infortuni e in pratica a tutte le tematiche legate all’invecchiamento attivo che sono tipiche dell’area del benessere e non proprio della marzialità.
Ripensare gli stage di Aikido significa anche rispondere a queste trasformazioni, creando contesti più inclusivi e adatti a una comunità eterogenea.
Allora quali potrebbero essere linee evolutive dei seminar di Aikido?
Riteniamo innanzitutto che un evento possa essere immersivo anche senza dover durare giorni. Abbiamo visto maestri incidere profondamente e modificare le traiettorie di centinaia di persone in quattro ore, così come abbiamo vissuto eventi più giorni senza un capo né una coda.
Per quello che ci riguarda, in questi anni abbiamo visto dei primi tentativi nella direzione della multidimensionalità. In Federazione, tanto a livello regionale quanto a livello nazionale si è presa una direzione che sempre più unirà esperienze culturali e pratica, momenti di dialogo sui principi e sulla filosofia della disciplina, che aprano sempre più spazi di confronto tra insegnanti e tra praticanti. Anche per gli eventi che Novum Experience organizza, cerchiamo di applicare questa impostazione.
In questo modo diventa possibile l’inserimento progressivo di contenuti dedicare alla gestione delle relazioni (e del Dojo stesso), per la costruzione di comunità di pratica e di mutuo supporto il più possibili sane e responsabili. Seminar dedicati come comunicare e trasmettere valori e principi potenziano le competenze di tutti i praticanti, perché non è solo il sensei ad essere il responsabile della trasmissione responsabile dell’insegnamento.
Questa prospettiva illumina una terza traiettoria evolutiva possibile, che per quel che ci riguarda è molto sentita: il seminar come valorizzazione dello scambio intergenerazionale. Esperienza, valori, trasmissione reale di competenze non solo tecniche ma soprattutto umane, in un contesto in cui la tecnica diventa adattata alle varie fasi della vita…Tutto ciò è un catalizzatore di una pratica che accende e accomuna persone diverse tra loro per età e condizione.
Infine, da qualche anno assistiamo a esperimenti di ibridazione con altre esperienze (danza, teatro, difesa, arte espressiva….), che possono tracciare una direzione di lavoro interessante.
Da un anno, abbiamo lanciato i “Novum Experience Aikido Signature“, seminar di un giorno composti di due moduli di due ore e mezza ciascuno. Non sono soltanto seminar che portano alla comunità locale insegnanti di altissimo profilo tecnico e didattico ma laboratori pratici di queste nuove direzioni. E’ bello poter vedere sul tatami almeno quattro generazioni di Aikidoka lavorare insieme, confrontarsi, condividere. E’ un piccolo esempio di creazione dal basso della società in cui vorremmo vivere: aperta, preparata, che cresce su valori condivisi.
Anche il pranzo, organizzato al centro della struttura, diventa un’estensione del tatami. La convivialità non è meno importante della tecnica e ciò che si condivide a tavola generalmente resta a lungo nel cuore.
A livello globale, l’Aikido è oggi praticato in decine di paesi, con una grande varietà di scuole e organizzazioni. Questa diffusione ha portato a una naturale diversificazione culturale e tecnica.
In questo contesto, lo stage può diventare uno spazio di dialogo interculturale, in cui l’Aikido non viene solo “praticato”, ma anche interrogato rispetto al suo significato contemporaneo.
Ripensare il concetto di seminar, quindi, probabilmente significa ma restituire profondità e contesto alla pratica. Là dove oggi un seminar appare una stanca ripetizione di un rito, domani potrà essere un “luogo” di pratica intensa e accessibile, uno “spazio” di riflessione e confronto e quindi un vero e proprio laboratorio di comunità e cultura.
In un mondo che cambia, l’Aikido ha l’opportunità di continuare a evolversi restando fedele ai suoi principi, trasformando il seminar da semplice evento tecnico a esperienza formativa completa.
