Dolore

Il dolore è un’esperienza che accomuna tutti. Insieme ad altre decisamente migliori e positive, per fortuna.

Fa la sua comparsa molto precocemente: nessun neonato viene al mondo con una sonora risata e in posa per un selfie. Man mano che si cresce, lividi e ginocchia sbucciate non si contano. Si impara a non toccare la pentola messa sul fuoco. Che andare in bici senza mani richiede equilibrio. Che è bene non stoppare un pallone prendendolo in faccia…

E se il dolore punteggia l’esistenza di chiunque, la sua esperienza protratta nel tempo -la sofferenza– non tarda certo a comparire. Lo sanno bene i genitori che vivono con apprensione le malattie dei loro bambini.

Quando una persona, a qualsiasi età, sale sul tatami per praticare una disciplina marziale, porta con sé tutto il suo vissuto e il suo personalissimo rapporto con il dolore fisico. E anche -soprattutto- quello non fisico.

Dal bambino di tre anni con i suoi timori, a quello un po’ più grande con le paure di un cuore che inesorabilmente fa esperienza del mondo circostante, fino alle frustrazioni degli adolescenti e a quel complesso mosaico di luci e ombre che è la vita di ogni adulto.

Una disciplina marziale come l’Aikido basa la sua grammatica tecnica in gran parte su blocchi, proiezioni e leve. Non c’è praticante che non abbia imparato a ricevere e applicare a sua volta leve senza averne sentito l’impatto sul suo sistema.

Se ci limitassimo a questo dato, cioè al fatto che anche nella pratica di un’Arte Marziale si prova dolore, la pratica non aggiungerebbe nulla di rilevante a un’esperienza che la vita offre gratuitamente e con una certa continuità.

In altre parole, una pratica che mira a infliggere dolore -o a “sanzionare”, come si dice in alcuni ambienti che usano parole eleganti per abbellire la violenza- non serve a nulla. Solitamente è a questo punto che, chi legge, dice tra sé e sé: “Ma io non sono questa cosa qui”.
Stranamente, però, in alcuni seminar si incrocia il solito fabbro che spara una leva aperta, per la gioia delle articolazioni.

Un po’ come quei genitori che spiegano ai loro bimbi di togliersi dalla traiettoria di un’altalena, prendendo il seggiolino e avvicinandolo al loro viso, da cui nasce un sorriso che comunica di aver capito, dosare le leve significa accompagnare progressivamente la coppia sul bordo dell’abisso da cui non si torna più indietro.

O meglio, si torna. Ma con un polso ingessato e che farà male a ogni cambio di stagione.

Lentamente la pratica restituisce consapevolezza perché il corpo manda segnali inequivocabili dei propri limiti. Chi è che non sogna di fare le cose per bene e anche con un certo grado di efficacia ed estetica prestazionale?

Si impara dunque a cedere, per evitare di farsi inutilmente male. A cadere quando c’è da cadere e a non cadere e non ingaggiarsi là dove il nostro corpo ha limiti invalicabili (un’infiammazione, una calcificazione…).
Il dolore conficca sul nostro territorio alcuni pali. Ma la rete che passa da questi punti è elastica a sufficienza per fare esperienza di aree di libertà che solo l’accettazione di questi punti di riferimento riesce a svelare.

E’ il caso degli infortuni, che vissuti col supporto di tutti, diventano occasione di crescita e di rilancio.

Ed è, soprattutto, il caso di chi, facendo due più due, scopre a livello fisico che i medesimi meccanismi regolano l’esperienza dei dolori e delle sofferenze relazionali ed esistenziali.

Un praticante di Aikido non nega il dolore e la futilità di resistere a una leva controarticolare. Studia la residua, potente libertà.

Non nega i frantumi delle sconfitte, le difficoltà di far quadrare i conti, la stanchezza di perseverare. Amplia l’orizzonte e vede un disegno più ampio.

Uno spazio in cui realizzare che l’esperienza del dolore è qualcosa di completamente suo e, come tale, con il supporto di insegnante e gruppo, può trasformarlo in carburante per essere una persona migliore.

Disclaimer Foto di Adrien Olichon da Pexels

   Send article as PDF   

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.