Ripartire. Il contributo della Psicologia per ri-conoscersi

Col procedere dei giorni la primavera sta portando con sé primi segnali di graduali riaperture.Il mese di giugno riporterà la possibilità di praticare di presenza nelle strutture al chiuso, nel rispetto di protocolli di sicurezza. Riteniamo opportuno avvicinarci alla ripresa avvalendoci delle riflessioni di esperti che ci offrono prospettive di interpretazione di quanto abbiamo vissuto e di quanto vivremo come singoli e come società.

A due anni da “Psicologia e Aikido – La risoluzione del conflitto”, incontro ospitato dall’Adler Institute all’interno del ciclo di conferenze Psicologia 4.0, oggi ospitiamo volentieri il contributo di Emanuela Grandi. Laureata in Psicologia Clinica, dopo quattro anni di specializzazione presso la Scuola Adleriana di Psicoterapia di Torino è diventata psicoterapeuta. Analista Didatta Propedeuta della Società Italiana di Psicologia Individuale, alla professione di analista e psicoterapeuta affianca attività di formazione e di counseling. Buona lettura.

Il 2020 è stato l’anno della pandemia, del Covid-19, del lockdown, delle mascherine, dell’interruzione della nostra vita così come la conoscevamo.   Bambini, adolescenti, adulti e anziani si sono ritrovati prima ad essere bloccati in casa, poi a subire restrizioni infine a sentire un’incertezza costante sul futuro: a livello razionale tutti sapevamo che non sarebbe finito nulla con l’estate del 2020 ma sul piano emotivo tutti abbiamo sperato che il virus scomparisse nel nulla con l’arrivo dell’estate e non tornasse in autunno.

Ci siamo così ritrovati a ottobre con un timore sempre più grande, uno sconforto enorme e l’assillo di non vedere la luce al fondo del tunnel…

Ognuno di noi ha reagito in modo differente: i bambini si sono spaventati e sono regrediti, divenendo maggiormente infantili e tollerando a fatica il distacco dai genitori; gli adolescenti si sono “ritirati”, chiusi nelle loro stanze e incollati davanti ai device, a creare una realtà sociale parallela ma divenendo contemporaneamente analfabeti nel gestire le relazioni in presenza; gli adulti hanno oscillato fra la preoccupazione della malattia, il terrore che i propri genitori/parenti anziani si ammalassero, l’apprensione per il lavoro (con il timore, a seconda del tipo di lavoro svolto, di perdita dello stesso, di cassa integrazione, etc…), il cruccio relativo al percorso scolastico dei figli e così via; gli anziani invece hanno reagito tendenzialmente in due modalità differenti: chi si è chiuso in casa in attesa del vaccino ed ha riempito le proprie giornate di ciò che riteneva utile per trascorrere il tempo e chi, invece, non ha sopportato una tale restrizione della propria libertà di movimento, dato che nemmeno in guerra era stata così, ed ha trovato ogni escamotage per uscire ugualmente (ricordiamoci le code ai supermercati in periodo di lockdown, dove la maggior parte delle persone erano anziani, che uscivano poi con piccole buste e magari andavano tutti i giorni o quasi a fare la spesa pur di uscire di casa con una “scusa”).

Infine, ma non perché meno importanti, gli sportivi: dai bambini alle persone di una certa età, tutti coloro che sono appassionati di sport o che nella pratica quotidiana o settimanale di un qualche sport investono emotivamente e fisicamente, si sono ritrovati bloccati nel vero senso del termine.  Cos’ha prodotto in loro questo periodo?  Lo sport per i bambini, come per ogni età, è una “scuola di vita”: insegna a socializzare, cogliere l’importanza del gruppo, delle regole, dello stare insieme con un obiettivo, del perseguire la salute fisica che nell’ottica del pensiero della Psicologia Individuale Comparata di A. Adler è parte integrante dell’essere umano. 

L’unità biopsicosociale trova nello sport uno dei suoi più alti “risultati”: lo sportivo ha trovato una dimensione nella quale può esprimere il proprio potenziale, perseguire il benessere fisico e psicologico, “ricaricarsi” di energie positive e “scaricare” le negatività.    L’anno appena trascorso ha stoppato tutto questo, producendo in molti uno sconforto, una sofferenza, un’inquietudine, un nervosismo che non sempre è stato semplice arginare e gestire.   

Ci si è sentiti dimenticati dal governo, trattati come “untori” o persone che non capivano l’urgenza del momento e si “fissavano” su una cosa così poco importante come lo sport e l’allenamento.   Per chi era abituato ad un contatto settimanale o giornaliero con il proprio gruppo di riferimento l’attivazione degli e-sport da parte del CONI ha risolto solo in parte ed è stata comunque tardiva.

Alcuni sono riusciti a trovare una motivazione in se stessi, nonostante le difficoltà logistiche e organizzative in casa, per continuare in modo diverso un allenamento che non bloccasse del tutto quanto fatto fino ad allora.  Sono così prolificate le app per fare ginnastica in casa, workout e quant’altro prima di poter ri-accedere (per poco tempo) alle palestre o ai giardini.  Altri, in base anche alla disciplina sportiva seguita, non hanno potuto proseguire gli allenamenti oppure, se agonisti, hanno optato per proseguire ogni qualvolta fosse possibile con gli allenamenti.  Chi, invece, si era approcciato da poco ad uno sport o alla palestra tendenzialmente ha smesso definitivamente di allenarsi e prendersi cura di sé: sono proliferati così i disturbi dell’alimentazione, molte persone hanno subito un aumento di peso notevole, non sono più riusciti a seguire un regime alimentare sano e vario senza eccedere nel consumo di quei cibi “spazzatura” che solitamente sono viatico di “coccola” per i periodi negativi…

Cosa si può fare adesso per ovviare a quanto sopra detto?  Sicuramente riprendere, per chi riesce ad avere la forza di volontà, a frequentare le palestre (all’aperto o quando riapriranno) ed i gruppi sportivi, rivolgersi ad un alimentarista per farsi dare qualche indicazione di sana alimentazione e nel caso siano sopravvenuti sintomi psicosomatici, depressivi, paranoidei rivolgersi ad un professionista psicoterapeuta, anche solo per un breve percorso di supporto.    La salute fisica va di pari passo con la sfera psicologica, molto più di quello che si può comunemente pensare e credere: tantissimi malesseri sono psicosomatici e non curabili con le medicine, per lo meno in modo definitivo e duraturo.

Disclaimer Foto di Manuela Adler da Pexels

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